La Metropoli Latina di Andrea Branzi a Pompei, la più moderna delle città antiche

di - 24 Ottobre 2021

Pompei come crocevia d’arte contemporanea e archeologia, punto d’incontro tra l’Italia e il mondo ma anche una città indelebile, scolpita nella storia dell’umanità, esistente dalla notte dei tempi e capace di donare al fruitore che la attraversa l’idea di essere parte di un’unica materia con il tempo, con lo spazio e con l’umanità. È in un contesto del genere che si inserisce il progetto espositivo “Metropoli Latina”, personale dell’architetto e designer Andrea Branzi, tra i più illustri e innovativi della sua generazione e per tre volte vincitore del prestigioso compasso d’oro nel 1979, 1987 e 1994 (alla carriera). La mostra ideata dallo studio Andrea Branzi e a cura di Arianna Rosica e Gianluca Riccio, rientra nell’ambito di “Pompeii Commitment. Materie archeologiche”, programma curato da Andrea Viliani, Stella Bottai e Laura Mariano, con il sostegno di Friedman Benda Gallery.

L’esposizione trova spazio all’interno della casa detta “del triclinio all’aperto”, un luogo periferico dell’antica città romana, posto nei pressi dell’anfiteatro e della palestra grande, così chiamato per la presenza di un triclinio estivo, decorato da due splendide fontane mosaicate. È in questo ambiente aperto che trova corpo un grande vigneto, reimpiantato così come doveva essere in origine. Qui l’artista installa degli apparati sonori che diffondono suoni di animali legati alla pastorizia e all’allevamento, lavorando così sull’idea di qualcosa di vivo, di esistenza eterna e impossibile da interrompere.

Entrati nell’area abitativa interna, si incorre in alcuni dei lavori più caratteristici del designer, come la serie di Maquette Metropoli Latina (2018) che già negli ultimi anni aveva visto la sua presenza in numerose esposizioni temporanee o permanenti di musei, gallerie e istituzioni museali. Queste ultime sono il frutto di un lungo lavoro di indagine su l’idea di opera omnia, capace di varcare i confini e le definizioni tra arte e oggetti di design, tra bozza e opera finita.

Nascono così delle piccole strutture che inglobano interi periodi storici, dal mosaico romano all’antiquariato dall’oggetto barocco fino al tocco orientale. Costruzioni che si integrano perfettamente con il luogo e che ricostruiscono completamente l’ambiente domestico, reinterpretandolo sempre più come un luogo contemporaneo. È lo stesso artista poi a scrivere: «Pompei come luogo dei morti ma anche dei viventi, dei poeti, del mare e del vulcano, della politica e dell’eterno commercio…».

E chiaro che l’architettura e il design sono campi di ricerca che analizzano approfonditamente la vita e i comportamenti dell’uomo, i suoi modi di condividere il proprio habitat, l’uso e la funzione nello spazio vitale ed è per questo il lavoro di Branzi sembra particolarmente a suo agio nell’archeologia contemporanea di Pompei. Ne è un esempio Wall 6, realizzato ad hoc per la mostra: un’opera/pannello che diventa quasi una finestra su un mondo antico e inaccessibile, un frammento estetico che si perde tra lo storico e il letterario e che viene proprio completato da un’installazione sonora che riproduce un brano tratto dai Carmi di Catullo (interpretato da Alessandro Preziosi).

“Metropoli Latina” è dunque un percorso che moltiplica il valore di una città millenaria, che crea connessioni tra antico e contemporaneo, riuscendo ad abbattere ogni barriera o definizione. Un progetto che è parte di quel Pompei Commitment che ha tra i suoi obbiettivi quello di costituire una collezione d’arte contemporanea in progress a Pompei, la più moderna tra le città antiche.

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