Lost in Residence

di - 3 Marzo 2014
La Fondazione Pastificio Cerere, diretta da Marcello Smarrelli, ha sempre considerato necessario il senso delle residenze d’artista e lo dimostra con 6ARTISTA, un programma di residenze rivolte ad artisti e curatori che inizia nel 2009 e porta a Roma giovani talenti in formazione. Questa volta l’idea è un’altra, invitare Johann Arens, Daniele Genadry e Jürgen Ots , giovani artisti in residenza a Roma presso la British School at Rome e l’Academia Belgica a usare ed interpretare lo spazio espositivo di Via degli Ausoni (sede della Fondazione Pastificio Cerere), per raccontare attraverso le opere la loro esperienza romana.
Gli artisti dicono di essersi incontrati spesso durante la loro residenza a Roma, ed essersi accorti di essere tutti in una sorta di stato di transizione. Una transizione nel vivere e comprendere la città attraverso delle percezioni che cambiavano giorno per giorno a seconda delle esperienze che facevano insieme o singolarmente. La differenza tra la prima sensazione  di imbattersi in un posto, dove vedi, ma anche proietti tutto quello che di quel posto hai sempre pensato e il momento nel quale iniziano a formarsi idee sulla natura oggettiva del luogo, sulle sue particolarità , conoscenze in costante revisione, vuole essere  il filo conduttore della mostra.

Capiscono che qualsiasi opera si fossero messi a fare sarebbe stata fatalmente permeata da questa sensazione di fugacità, di presenza temporanea. Allora decidono di presentare una rielaborazione di lavori preesistenti, che sembra loro la forma più esplicita del cambiamento continuo di approccio alla città lungo il loro percorso formativo.
Hard Copy si apre con un video di ottima qualità di Johann Ares, che fa vivere, attraverso una doppia proiezione, l’interno e l’esterno di una casa inglese riflettendo sul concetto spazio tempo e oggettività della visione.
L’abbondanza di artefatti storici a Roma, quelli che esistono ovunque e quelli che hai già nel tuo immaginario prima di arrivare qui, può essere ingombrante, facilmente condizionante. Daniele Genadry, che è già alla sua seconda esperienza di residenza in città, pensa di disfarsene ricatalogando, nel suo lavoro in mostra, vari tipi di immagini usate per la descrizione di un’icona romana, la Via Appia antica. Dalle incisioni presenti nel libro esposto che lei ha interrotto con continui “segnalibro”, agli archivi  fotografici, ad una mappa da lei cambiata eliminando intere aree, alle foto della strada com’è oggi prese da Google Maps, mescola e toglie lo spazio temporale agli elementi, producendo una foto sfocata e rarefatta, dove la via a stento si riconosce ed un insieme di elementi sparsi per terra, dove su una stratificazione di tavole di legno, vengono dipinti in modo leggero le immagini simbolo della Roma passata insieme a elementi  che mutano come un paesaggio che oggi c’è e domani non sarà più così come oggi si presenta.
Il  concetto di trasformazione e di essere di passaggio, è ben presente anche nel video di Jürgen Ots, nel quale, nell’unica inquadratura da cui è formato, si racconta il modo in cui un vecchio libro campionario di tessuti viene segato a metà, perché quei tessuti non corrispondono più alla moda del momento. Riflette anche lui sull’idea che ciò che va di moda oggi è nella maggior parte dei casi un reperto storico negli anni a venire, chissà con quali criteri decideremo cosa avrà abbastanza valore da essere archiviato e perciò preservato per il futuro.
Passata la mostra anche i destini degli autori cambiano e si trasformano: Jürgen tornerà a Bruxelles, Daniele è ancora in residenza alla British School di Roma per tutta l’estate e Johann ha appena iniziato la Rijksakademie di Amsterdam. Faranno nuove esperienze e nuovi lavori dove la stratificazione del vissuto che su di loro si riverserà, parlerà anche dell’esperienza mobile nella città eterna. E visto lo stato penoso nel quale versa la povera città, noi speriamo che la Roma di oggi sia transitoria anche per noi.

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