Il progetto di Marian Goodman Gallery e ICI, in onore di Okwui Enwezor

di - 25 Gennaio 2021

Marian Goodman Gallery ha annunciato un’iniziativa in onore del compianto Okwui Enwezor, scomparso nel marzo 2019, e a sostegno dei curatori emergenti BIPOC (black, indigenous and people of color). Il progetto, in collaborazione con l’organizzazione no profit ICI – Independent Curators International, è stato ideato dall’artista e regista Steve McQueen. L’intento è quello di finanziare i programmi di sviluppo professionale e le borse di ricerca di ICI nell’ambito della curatela di opere d’arte. L’obiettivo principale è quello di consapevolizzare e sostenere una generazione cosmopolita di esperti d’arte, tramite la collaborazione di curatori, artisti e spazi culturali a livello internazionale.

«Okwui pensava sempre al futuro, pensava sempre al futuro al fine di creare un ambiente più sano per tutti, indipendentemente dalle sfide o da cosa si trovava a dover affrontare. Questa iniziativa è affine al suo spirito, difendendo gli innovatori dell’arte in un campo che ha reinventato», ha ricordato Steve McQueen.

La prima fase dell’iniziativa vedrà l’ICI sviluppare un corso intensivo in curatela dell’opera in Africa. Saranno forniti, a un numero variabile dai 12 ai 14 partecipanti, gli strumenti critici e logistici necessari per sviluppare e realizzare le loro idee, sfruttando un metodo basato sull’apprendimento continuo, sul tutoraggio e sul supporto tra pari opportunità. L’ICI metterà a disposizione ogni anno, per i prossimi tre anni, due borse di ricerca curatoriali per curatori BIPOC con sede negli Stati Uniti e per curatori di origine africana con sede in qualsiasi parte del mondo. Tra le sedi che verranno coinvolte nell’iniziativa, anche il museo ZOMA di Addis Abeba, in Etiopia, che recentemente ha ospitato anche un progetto di Eugenio Tibaldi.

«Spero con tutto il cuore che questa iniziativa possa aiutare a realizzare un cambiamento», ha detto Marian Goodman, che gestisce spazi a New York e Parigi. «La galleria attraversa questi tempi epocali ed è importante iniziare ad affrontare lo squilibrio e l’ingiustizia che sono incorporati nella galleria e nel sistema museale».

Le borse di studio promuoveranno ricerche autonome verso lo sviluppo di un progetto curatoriale e, a tal fine, saranno supportate da tutoraggio di esperti d’arte, supporto finanziario e opportunità di viaggio. Il fine ultimo sarà quello di aiutare giovani professionisti a migliorare e sviluppare nuove conoscenze nell’arte contemporanea.

Poco prima della sua morte, avvenuta nel marzo 2019, Okwui Enwezor, stava lavorando a una mostra dedicata ai temi della negritudine e del suprematismo bianco, in programma per le elezioni presidenziali del 2020 (ne abbiamo parlato in questo articolo).

La biografia di Okwui Enwezor

Nato a Calabar, in Nigeria, nel 1963, Enwezor è stato celebre non solo per il suo lavoro come curatore ma anche come brillante critico e storico dell’arte. La sua ricerca è stata incentrata sull’analisi dei linguaggi dell’arte contemporanea in dialogo con i loro in contesti storici, etnici e sociali. Il fine della sua riccerca era quello di fornire una lettura dei fatti artistici che non prescinda dalle dinamiche geopolitiche del mondo odierno.

Nel 1994 fondò la rivista NKA: Journal of Contemporary African Art insieme a Salah Hassan e Olu Oguibe, mentre è del 2009 il suo saggio Contemporary African Art Since 1980, scritto in collaborazione con Chika Okeke-Agulu.

Nel 2002 gli è stata affidata la direzione artistica di Documenta 11, occasione che ha visto, per la prima volta nella storia della quinquennale d’arte di Kassel, un curatore non europeo alla guida della kermesse tedesca. Ha curato la Biennale di Johannesburg nel 1996 e la Biennale di Gwangju nel 2008. Dal 2011 Enwezor è stato direttore artistico della Haus der Kunst di Monaco di Baviera, e anche in questo caso la sua nomina presso l’istituzione tedesca – il museo è stato costruito durante gli anni del Nazismo – è stata considerata di forte valore simbolico. Nel 2015 a Enwezor è stata affidata la direzione della Biennale d’Arte Contemporanea  di Venezia, edizione che, in linea con la ricerca portata avanti dal curatore, era intitolata All the World’s Futures.

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