Marvin Gabriele Nwachukwu, “Copyshop”, a project in the context of Milano Mediterranea, 2022, Milan, Italy. Courtesy the artist
Come si costruisce un giornale? Da dove arrivano le fonti, come vengono selezionate, montate, gerarchizzate? Quale idea di realtà prende forma attraverso quel processo stratificato, spesso opaco, che chiamiamo lavoro di redazione? Lontano dall’immagine neutra e lineare dell’informazione anglosassone, la redazione è un dispositivo instabile, fatto di scelte e omissioni, negoziazioni continue tra vissuti individuali e costruzioni collettive. È proprio in questo spazio ambiguo, tra fatto e racconto, esperienza e artificio, che si colloca il progetto che Marvin Gabriele Nwachukwu presenterà, tra sabato, 31 gennaio, e domenica, 1 febbraio, nella verina di Platea Palazzo Galeano in corso Umberto I 12, a Lodi, trasformando il lavoro editoriale in una pratica condivisa e visibile, esposta al confronto diretto con la città.
L’azione costituisce l’ultimo episodio di Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry, il palinsesto espositivo a cura di Gabriella Rebello Kolandra, avviato da Platea Palazzo Galeano nel marzo 2025. Un ciclo che, mostra dopo mostra, ha interrogato forme di produzione artistica legate alla quotidianità, al linguaggio e alla costruzione di contesti condivisi, fino a spostare ora l’attenzione sul dispositivo editoriale stesso.
Nwachukwu propone un’azione collaborativa di due giorni finalizzata alla realizzazione di una pubblicazione in divenire. Il primo giorno, articolato in due turni, la vetrina diventa un presidio aperto: un luogo in cui documenti nascono, vengono copiati, manipolati e messi in circolazione. Fotocopiatrice e stampanti – tecnologie elementari, quasi residuali – sono il cuore operativo di un laboratorio anti-lineare, che rifiuta gerarchie e metodologie consolidate per favorire una condivisione orizzontale dei saperi legati alla stampa e all’editing.
La redazione prende forma attraverso un laboratorio di anti-scrittura condotto dall’artista insieme a Sonia Garcia, giornalista e artista musicale. Le esperienze personali dei partecipanti vengono trattate come notizie, impaginate secondo le logiche del quotidiano e restituite come frammenti di un racconto collettivo. Il confine tra reale e costruito, tra testimonianza e artificio, resta volutamente ambiguo: ciò che accade viene immediatamente tradotto in linguaggio editoriale, facendo emergere il carattere performativo dell’informazione.
La seconda giornata si apre con una riunione di redazione: un momento orizzontale in cui struttura e contenuti del giornale vengono definiti a partire dai materiali prodotti. Nel pomeriggio, il print-party segna la restituzione pubblica del lavoro: il giornale viene stampato, distribuito e letto collettivamente, accompagnato dal live set di Elemento, che rielabora in suono la dimensione narrativa emersa durante il processo. L’intero workshop è scandito da una selezione di musicassette analogiche curate dall’artista, mentre la fotocopiatrice diventa pretesto relazionale, più che mezzo tecnico.
In questa economia minima dei media, Nwachukwu continua a interrogare le zone di permeabilità tra linguaggio, archivio e comunità, concependo l’archivio non come luogo stabile e protetto, ma come organismo aperto, riscrivibile e potenzialmente conflittuale. Il progetto si inserisce in continuità con il lavoro educativo sviluppato dall’artista all’inizio del 2025, quando Platea ha invitato Nwachukwu a intervenire anche nel programma formativo a cura di Bianca Basile. Dal workshop realizzato con le studentesse e gli studenti del Liceo Callisto Piazza di Lodi è nato La sezione enigmistica, intervento composto da cartelloni ispirati alle pagine dei quotidiani.
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