Uno spazio ad alto impatto visivo e linguistico eppure mimetizzato nel sottofondo dello scorrere quotidiano. Sei vetrine in un passaggio commerciale nel centro di Reggio Emilia. Insomma, uno spazio neutrale? Non proprio, anzi per nulla. Perché si tratta di NEUTRO, progetto espositivo, con il patrocinio di BNL – Gruppo BNP Paribas, che invita artisti e fotografi a «sperimentare liberamente in un luogo eterotopico», dove i rapporti canonici tra opera, sede e fruitore possono trovare una nuova identità ma anche disperdersi, sciogliersi dal rapporto totalizzante della galleria o del museo. A presentare il primo progetto di NEUTRO – a dir poco site specific, se ancora ha senso definirlo in questi termini –, The Cool Couple, duo composto da Niccolò Benetton (1986) e Simone Santilli (1987), la cui ricerca, a partire dalla sua fondazione, nel 2012, ha sempre riguardato lo statuto dell’immagine e la disamina dei suoi modi critici e politicizzati di composizione, diffusione e manipolazione.«Ci chiedevamo come la fotografia potesse essere adoperata in un periodo in cui la democratizzazione dei mezzi di produzione e condivisione delle immagini stava radicalmente cambiando il modo in cui queste erano fruite», raccontavano in una nostra intervista.
Let’s Not Be Honest è il titolo del loro intervento, che scandisce le sequenza delle sei vetrine, dove sono affissi dei fondali fotografici acquistati su Amazon e la fonte è tutt’altro che secondaria, visto stiamo parlando di una potentissima matrice commerciale e non solo dell’immaginario collettivo, a misura di individuo o, almeno, della sua bolla di interessi e cookie. Soggetti di questi sfondi sono quelle nutrite librerie vittoriane e quelle luminose spiagge caraibiche un po’ troppo immobili, che abbiamo imparato a osservare in questi mesi di lockdown, nel corso delle numerose videochiamate che ci hanno visto protagonisti, tra riunioni di lavoro su Skype e aperitivi su Zoom.
A queste fotografie, sono state sovrapposte scritte, slogan e tag scarabocchiate con bombolette spray, a dissimulare il più classico e riconoscibile – o irriconoscibile, considerandone la diffusione – atto vandalico. Superato lo schermo dell’indignazione sbrigativa, l’invito è a mettere in dubbio l’essenza del “materiale” virtuale, di ciò che ogni giorno attraversiamo, nella nostra esperienza ibrida tra l’online e l’on site. ​«Facciamo di tutto per sembrare autentici, mentre prendiamo parte all’atto eroico del posting, partecipando a uno sforzo globale per trasformarci in immagini. Ma non sentiamoci obbligati ad essere onesti», hanno spiegato gli artisti.
Oltre all’intervento nelle vetrine, il progetto prevede anche una pubblicazione edita in 50 copie che raccoglie traccia dell’intervento degli artisti e dà occasione di approfondirne i temi, attraverso l’introduzione di un terzo punto di vista. In questa occasione è stato invitato Stefano Volpato, curatore indipendente e membro del collettivo CampoBase, che propone un’analisi sullo sconfinamento tra pubblico e privato e sulla separazione tra realtà e surrealtà .
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