Jonas Mekas, Requiem
In occasione della 60ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, il magazine CURA presenta REQUIEM, l’ultimo capolavoro di Jonas Mekas (Semeniškiai, 1922 – New York, 2019), poeta, regista, artista lituano, considerato pietra miliare del cinema indipendente mondiale. È possibile fruire la videoinstallazione, a cura di Francesco Urbano Ragazzi, nella quiete mistica del quartiere Sant’Elena della città lagunare. In particolare, nella Sala delle Colonne della Società Dante Alighieri che si apre per la prima volta al contemporaneo, rispondendo al fervore artistico dei vicinissimi Giardini della Biennale.
Su due schermi sincroni il saluto alla vita terrena di Mekas scorre mosso. Le riprese, infatti, sono realizzate in presa diretta. Nell’incipit compare la scritta: “For you”. REQUIEM è l’opera conclusiva di un percorso di vita e di creatività che l’artista rivolge ad ogni spettatore.
Il video ha come colonna sonora la Messa da Requiem composta da Verdi per la morte di Manzoni (1874) e come protagonisti… i fiori! Tanto che il filmato può essere considerato una sorta di erbario filmico, oltre che uno scenario della natura postdiluviana, alla fine dell’Antropocene. Fiori: simbolo di morte e di vita. Fiori di ogni tipo. Arbusti, alberi, cespugli, selve. Ortensie, soffioni, campanule, rose, gigli, non ti scordar di me, sono inquadrati mentre vengono scossi da un vento turbinoso, del quale l’artista lascia una traccia sonora.
Tra parchi, giardini e terrazze di New York, l’occhio di Mekas è andato a intercettare le specie floreali tipiche della Lituania. Il suo paese d’origine, dal quale fu costretto a scappare in seguito all’occupazione sovietica del 1944. Si tratta di una ricerca visiva e spirituale connessa con lo stato di rifugiato negli Stati Uniti.
Se, dunque, il titolo scelto per la Biennale di quest’anno è Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere, anche Mekas rientra fra questi. Mekas è stato un’artista dell’est Europa vissuto oltreoceano. Uno “straniero” che ha voluto realizzare la propria ultima opera sulle note solenni di Verdi, alla ricerca delle proprie radici.
Nella drammatica e caleidoscopica successione di visioni naturali in resilienza, il regista ha introdotto inoltre alcune fugaci interferenze. Riferimenti a poeti del passato, la comparsa di una madonna nera, dell’acqua che scorre. E, ancora, brevi frasi che inducono alla riflessione e al raccoglimento. Una fra tutte: “have mercy upon us”.
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