A Siena, la Casa Museo Palazzo Chigi Zondadari apre al contemporaneo

di - 9 Maggio 2022

Un nuovo spazio dedicato all’arte e alla cultura, che riallaccia i nodi con la storia: ha aperto al pubblico per la prima volta e in modo continuativo la Casa Museo Palazzo Chigi Zondadari, in pieno centro a Siena. In questo edificio monumentale, solitamente chiuso al pubblico e sede di uffici, esempio di architettura neo classica, è esposta non solo la collezione di reperti archeologici, dipinti e sculture, fortemente connotata dal punto di vista geografico e tra cui spicca il busto di Alessandro VII di Gian Lorenzo Bernini, ma trova sede anche un nuovo progetto dedicato all’arte contemporanea. Si tratta di Cortemporanea, il progetto che trasformerà la corte dello storico edificio in un luogo espositivo dedicato a lavori site-specific di artisti italiani e internazionali, chiamati a interpretare liberamente lo spazio.

Ogni anno la Casa Museo Palazzo Chigi Zondadari di Siena, insieme al progetto Cortemporanea, sarà aperta al pubblico da maggio a ottobre. Nei mesi di novembre-dicembre e gennaio-febbraio sarà invece visibile “Il pollaio”, un piccolo spazio con una vetrina su strada, in corrispondenza dell’ingresso del Palazzo di vicolo dei Pollaioli, che sarà a disposizione di due giovani artisti toscani.

L’apertura al contemporaneo

«Restituire il Palazzo Chigi Zondadari e le opere qui contenute alla comunità è per noi motivo di grande soddisfazione, dato anche l’impegno della famiglia a preservarne i capolavori che ripercorrono le vicende storico artistiche di Siena dal Trecento a oggi», ha dichiarato Flavio Misciattelli, presidente della Fondazione Palazzo Chigi Zondadari, istituita nel 2019, oltre che presidente della Fondazione Pastificio Cerere, organizzazione che, a Roma, già da anni è impegnata nella diffusione e nella promozione dei linguaggi dell’arte contemporanea. «L’apertura verso la contemporaneità e ai giovani artisti inaugura una nuova stagione di committenze, come era stato per i Chigi Zondadari, nell’ottica di instaurare un rapporto vivo e duraturo tra presente e passato, in cui i richiami e le suggestioni reciproche tessono la trama di un nuovo modo di vivere e conoscere l’arte».

Pietro Ruffo, Never too young to make a difference. Foto Carlo Giordano

Il primo artista coinvolto nell’ambito di Cortemporanea è Pietro Ruffo, nato a Roma, nel 1978, che ha ideato NEVER TOO YOUNG TO MAKE A DIFFERENCE – titolo mutuato da uno degli slogan più simbolici lanciati durante i Fridays For Future – dedicata alle giovani generazioni e al loro impegno per il cambiamento delle politiche sociali e ambientali da parte dei governi mondiali. Si tratta di un’installazione composta da una grande anfora in ceramica dipinta a mano, alta più di due metri, e da alcune video-proiezioni ricche di personaggi che interagiscono con i simboli delle contrade.

Pietro Ruffo, Never too young to make a difference. Foto Carlo Giordano

La mostra prosegue salendo le scale fino ad entrare nella Casa Museo dove sono esposti mappamondi e altri vasi più piccoli. Passato e futuro si incontrano con le figure dei giovani che giocano con gli elementi architettonici dell’edificio stesso, dando vita ad animazioni che coinvolgono lo spettatore in uno spazio immersivo.

Pietro Ruffo, Never too young to make a difference. Foto Carlo Giordano

La storia di Palazzo Chigi Zondadari

Voluto dal cardinale Antonfelice Zondadari (1655 – 1737) e dal fratello Bonaventura (1652 – 1719), primo Marchese Chigi Zondadari e progenitore di tutta la casata, il Palazzo, residenza senese della famiglia dal 1724, è stato l’ultimo a essere edificato in piazza del Campo. Il Palazzo, come lo si vede ora, ha la tipica architettura barocca-neo classica di importazione romana del Settecento progettata da Antonio Valeri (1648 – 1736), ultimo allievo di Gian Lorenzo Bernini, chiamato per modernizzare e ampliare preesistenti costruzioni medievali divenute proprietà dei Chigi alla fine del Seicento.

Palazzo Chigi Zondadari, Salone Da Ballo. Foto Carlo Romano

Si tratta di un’architettura lineare, con cinque ordini di finestre, una corte interna e un’agile scalone d’onore. Degli interni, il piano nobile, finalmente riaperto al pubblico, è quello di maggior interesse con la fuga di saloni e di gallerie che ridisegnano la struttura rettangolare del palazzo. I soffitti affrescati, la collezione di opere d’arte di un certo rilievo, la decorazione parietale di tre stanze a “corami” di manifattura veneziana (1684-1687), particolarmente preziosi e resistenti all’usura, restituiscono uno spaccato fedele della ricchezza e della qualità delle committenze volute dalla famiglia Chigi Zondadari a lavorare per il prestigio della casata.

Palazzo Chigi Zondadari, Salotto d’argento o sala della musica. Foto Carlo Romano

Le opere di pittori come Placido Costanzi (Roma? 1702 – Roma, 1759), allievo di Francesco Trevisani, uno dei più importanti artisti che si inserisce sulla scia di Carlo Maratta, e di Benedetto Luti, arricchiscono la decorazione degli interni. A Costanzi, il cardinale Antonfelice Zondadari affidò l’esecuzione di alcuni affreschi con episodi della vita di Papa Alessandro VII (nato Fabio Chigi) e del Cardinale Zondadari. Un altro pittore che lavora sempre nel piano nobile è Marco Benefial, (Roma 1684 – 1764), allievo del carraccesco Bonaventura Lamberti e autore di altri dipinti. Nell’Ottocento, infine, sarà Francesco Nenci (Anghiari, 1782 – Siena, 1850) a portare a compimento la decorazione delle sale.

Palazzo Chigi Zondadari, Salotto verde. Foto Carlo Romano

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