SPAZIOC21, PAOLO PELLEGRIN, Untitled, 2025, Ph Paolo Pellegrin
In occasione della 49ma edizione di Arte Fiera a Bologna, dal 5 all’8 febbraio 2026,  do ut do partecipa con un progetto espositivo che mette in dialogo due figure apparentemente distanti, per linguaggio e generazione, ma profondamente affini per tensione poetica e attenzione alla materia: Paolo Pellegrin ed EGS.
Il confronto tra i due artisti si inscrive nel tema dell’Identità , scelto da do ut do come filo conduttore per il ciclo 2026. SpazioC21 costruisce questo dialogo partendo da una relazione concreta di lavoro: le grandi fotografie a colori di Pellegrin, realizzate nell’estate del 2025 all’interno della storica vetreria Seguso Vetri d’Arte a Murano, documentano e reinterpretano il backstage della produzione delle sculture in vetro soffiato di EGS. Si tratta di una sospensione del tempo: immagini dense, quasi metafisiche, in cui lo spazio della fornace, i suoi strumenti e i suoi frammenti diventano soggetti autonomi, carichi di tensione visiva.
Per Pellegrin, fotografo nato a Roma, nel 1964, l’identità emerge come un campo instabile, al tempo stesso radicato e in trasformazione. Le sue fotografie fissano istanti in cui la materia è ancora in divenire, momenti liminali in cui il vetro non è ancora forma definitiva ma possibilità . La composizione rigorosa degli scatti, costruita su equilibri geometrici e forti contrasti di luce e ombra, accentua il carattere teatrale di questi interni produttivi, restituendo un’identità fatta di gesti, silenzi e imperfezioni, lontana da ogni idea di compiutezza.
Le sculture di EGS, esposte accanto alle fotografie, ampliano questo discorso sul piano tridimensionale. Vetri soffiati realizzati a Murano dialogano con esemplari unici prodotti in Finlandia, dando vita a un insieme di forme plastiche, curvilinee e sensuali, attraversate dalla luce. Per l’artista finlandese, nato a Helsinki nel 1974, l’identità è una cartografia emotiva, un sistema fluido plasmato dal viaggio, dalla memoria e dalle geografie attraversate. La trasparenza e la distorsione del vetro diventano strumenti per indagare ciò che è visibile e ciò che resta nascosto, tra presenza e scomparsa, fragilità e resistenza.
Il progetto presentato al Padiglione 26 di Arte Fiera si inserisce coerentemente nella ricerca di SpazioC21, galleria fondata a Reggio Emilia nel 2016 da due collezionisti attivi da decenni nello studio delle sottoculture urbane, dell’arte underground e delle pratiche di artivismo. Come in tutte le iniziative di do ut do, anche questa mostra unisce dimensione culturale e responsabilità sociale: una quota del ricavato delle vendite sarà devoluta alla Fondazione Hospice MT Chiantore Serà gnoli di Bologna. Un gesto che rafforza l’idea di “dare per dare” alla base del progetto, in cui l’arte non è solo oggetto di mercato o di contemplazione ma occasione di cura.
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