Come esprimere visivamente le emozioni e tutte le loro sfumature, il modo in cui si susseguono nella nostra coscienza e sfociano in superficie? Potremo vedere un tentativo oggi, 20 dicembre, alle 17, in occasione della presentazione del progetto “The Collage Therapy”, un collettivo di collage artists internazionali che si propone di declinare la tecnica del collage non solo da un punto di vista formale ma anche in chiave terapeutica, come metodo per affrontare le grandi emozioni: la mostra sarà visitabile fino al 23 dicembre, nel RUFA Space al Pastificio Cerere, a Roma, e presenterà le opere di Ada Lago, Ahmet Murat Alper, Aybike Nur Dulger, Barbara Namie, Bekysfairy, Benedetta Bartolucci, Dissolvve, Giulia Cerioli, Haley Hendrick, Jake Kennedy, João Queieros, kkmakesart, Leonie Peuker, Marko Köppe, Marta Murgia, Martina Pinotti, Matthieu Bourel, Mya Naguit, Nereidgalatea, Rick Wessels, Sjoerd Van Schagen, Smalldweeb, The Scissorhands.
Curata da Martina Pinotti, studentessa di Visual and Innovation design alla RUFA, la mostra sarà dunque scandita da tante “vulnerabilità”, messe in campo dagli stessi artisti che, attraverso i processi creativi, le hanno rielaborate. Provenienti da contesti ed esperienze diverse, gli autori condividono infatti l’utilizzo del collage come veicolo per raccontare le proprie storie, per dare voce alla loro anima e diffondere consapevolezza su questa tecnica fondative dell’arte contemporanea, grazie alla sua capacità di esprimere sovrapposizioni e associazioni libere e dense di significato.
«Il collage permette all’individuo di comunicare l’intero mondo di emozioni celate al proprio interno, dandogli una voce visibile e dando l’opportunità di arrivare a una nuova consapevolezza di se stessi, e per farlo basterà sfogliare una rivista e dei ritagli di un giornale», spiegano gli organizzatori. Agli artisti è stato chiesto di selezionare i lavori che li mettono più a nudo: sarà così possibile osservare come persone diverse siano riuscite a dare voce alle proprie emozioni in modo unico e caratterizzante. «Il collage è bello perché è libero, non ha vincoli di espressione e si basa sulla pura emozione, e grazie ad esso possiamo scoprire lo stupore di vedere come determinati vissuti traumatici possano trasformarsi in qualcosa di bello e arrivare al cuore della gente che probabilmente si sente proprio come noi».
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