TUTTI I NUMERI DELLA BIENNALE

di - 6 Giugno 2007

50 anni. È questa l’età media degli artisti invitati da Robert Storr alla mostra centrale Pensa con i sensi – Senti con la mente. L’arte al presente, allestita fra l'(ex) Padiglione Italia e l’Arsenale. È un numero, ma diventa una rivelazione, che la dice lunga su tante cose: sulla capacità di rappresentatività dei famosi “giovani artisti”, sul taglio delle scelte del direttore, su certi immutabili equilibri di potere… Peraltro, si tratta dell’età media degli artisti viventi, ai quali si aggiungono gli artisti morti rappresentati nella mostra, ben otto.
Numeri, dati, classificazioni, che non sono fredde e burocratiche informazioni, ma in un evento magmatico e frenetico come la Biennale di Venezia diventano chiavi di lettura obiettive ed indispensabili. Restiamo alla mostra “storica”, che è curata direttamente dal direttore e, quindi, ne esprime più efficacemente le inclinazioni. 97 artisti, con una “quota rosa” di 25 donne, in controtendenza con i padiglioni nazionali, dove il gentil sesso pare farla da padrone, piazzando artiste in vetrine cruciali come Francia, Inghilterra, Germania, Israele. Tocca a due donne anche la palma dell’artista più giovane -l’americana Emily Prince, nata nel 1981- e del più anziano, l’intramontabile Louise Bourgeois, franco-newyorkese che di primavere ne conta ben 96.
Pregnante si rivela l’analisi delle biografie degli alfieri di Storr, dalle quali -inevitabilmente- emerge una predominanza degli States. Diciannove sono gli artisti nati negli Usa, seguiti in classifica da 8 francesi, 6 italiani (in queste considerazioni non abbiamo ricompreso il gruppo Alterazioni Video), 5 giappon esi, 4 russi ed altrettanti brasiliani, per un totale di trenta diverse nazionalità (fra cui anche Ghana, Pakistan, Nicaragua, Giordania, Iran, Congo, Mali). Assenze notevoli? Nessun olandese, né canadese, nessun “baltico”, un solo spagnolo, forse un contrappasso rispetto all’edizione 2005, quando le due curatrici iberiche infarcirono la Biennale di connazionali.
Forse ancor più significativa appare l’analisi delle realtà scelte dai 97 artisti per vivere e lavorare, dalla quale emergono inattese sorprese e chiari segnali sullo sguardo di Storr. Qui gli “americani” salgono a 27, dei quali 21 New York based. E poi? Nella geopolitica artistica tracciata dal direttore esiste solo Parigi, dove stazionano 8 dei prescelti, mentre spariscono sostanzialmente Londra e Berlino, che prestano alla mostra un solo concittadino.
L’altro grande fulcro della Biennale Arte è quello delle partecipazioni nazionali, che rappresentano da sempre una componente essenziale e distintiva, consentendo di conoscere nello specifico la produzione artistica di ciascun paese, con una vera e propria “fotografia” globale del contemporaneo nel mondo. La rassegna veneziana è stata la prima ed è oggi l’unica a istituire Padiglioni nazionali permanenti, che quest’anno segnano una ricorrenza importante con il centenario del primo padiglione edificato
ai Giardini, quello del Belgio. Costruito nel 1907 per iniziativa del professor Fierens-Gevaert, direttore generale belga delle Belle Arti, l’edificio fu progettato dall’architetto Leone Sneyers, autore anche delle decorazioni. Nel 1930 furono aggiunte due sale, laterali rispetto al grande salone centrale, mentre nel 1948 l’architetto veneziano Virgilio Vallot disegnò la nuova facciata.
Dal 1907 nell’ampio parco cominciano a sorgere altri edifici, spesso opera di importanti architetti, da Aalto a Hoffmann, Rietveld, Scarpa, Stirling, fino ai 29 padiglioni attuali, costruiti in varie epoche a cura delle nazioni espositrici. Per la Biennale 2007, dunque, 34 paesi espongono in Padiglioni propri, 31 ai Giardini (il padiglione dei Paesi Nordici ospita tre nazionalità) e 3 all’Arsenale, mentre 42 paesi sono presenti in diverse sedi sparse per il centro storico veneziano.

Per un totale record di 76 partecipazioni nazionali provenienti dai cinque continenti, e in particolare da 35 nazioni europee, 20 latino americane, 17 asiatiche, 2 nord americane, 1 oceanica e 1 africana, l’Egitto.
Molti sono gli esordi – fra cui l’Azerbaijan, il Libano, il Messico, la Repubblica di Moldova, il Tajikistan -, con alcuni ritorni come la Bulgaria e la Repubblica di Siria.
Conclusioni? Una Biennale da vedere, che come sempre sarà oggetto di discussione per un’intera estate, nel bene e nel male… Da vedere, per conoscere meglio l’artista medio invitato da Robert Storr alla sua mostra centrale, che risulta essere un newyorkese più o meno cinquantenne. A pensarci bene, sembra l’autoritratto di un certo curatore…

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massimo mattioli

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