A 50 anni dall’uccisione di Pier Paolo Pasolini, il tempo continua a comportarsi in modo relativo: la distanza cronologica non sembra coincidere con quella percettiva. Il suo pensiero rimane dolorosamente attuale, al punto che anche il dato visivo – le fotografie in bianco e nero, i cappotti, i tagli, certe posture – rientra nel presente quasi come un revival vintage, adatto a circolare senza attrito tra social network e immaginari collettivi. È una memoria sempre disponibile e, proprio per questo, esposta al rischio, vitalistico e necrotico al tempo stesso, dell’infinita possibilità di rilettura e sovrascrittura, soprattutto in chiave di opportunità, fino alla completa torsione ideologica.
Non stupisce allora che la sua figura venga periodicamente tirata per la giacca in contesti che con Pasolini avrebbero poco a che fare, al di là della superficie. Negli ultimi tempi, il suo nome è tornato a emergere nel dibattito anche per accostamenti legati alla retorica della destra, come quando Federico Mollicone, intervenendo alla convention di Atreju, ha paragonato PPP a Charlie Kirk, l’attivista statunitense campione dell’alt right made in USA, ucciso in un attentato nel settembre 2025, evocando al contempo il tema di quali siano oggi i riferimenti culturali in campo politico.
In questo clima di iper-citazione, arriva la nuova open call lanciata da e-flux: un invito a immaginare un monumento a Pasolini che, fin dall’impostazione, rifiuta la letteralità. La domanda, infatti, non è tanto che forma dovrebbe avere un monumento, quanto che cosa potrebbe attivare, come si muove la memoria, quali corpi e quali pubblici attraversa, che cosa significa trasmissione della conoscenza quando le categorie di storia, classe e collettività sembrano essersi liquefatte nella datapolitics dell’algoritmo.
Il punto è programmatico e, volutamente, paradossale. Parlare oggi di monumento significa fare i conti con la crisi dell’idea stessa di spazio pubblico, con la privatizzazione dell’attenzione, con la sostituzione della partecipazione alla politica. Per questo e-flux chiede proposte «Che non possono essere costruite» nel senso tradizionale: gesti concettuali, testuali, digitali, performativi o persino infrastrutturali, capaci di usare le contraddizioni pasoliniane come materia attiva e di trattare il monumento – al quale di solito si affida la memoria di qualcosa che si vuole dimenticare – come dispositivo critico. L’iniziativa sembra voler spostare la questione dal che cosa ricordiamo a come ricordiamo e quali sono le condizioni di quella memoria.
Il monumento non è più mai stato solo un oggetto fisso nello spazio ma anche una pedagogia in circolazione. Se Pasolini continua a funzionare e addirittura a overperformare – come nei casi di cui sopra – è anche perché la sua eredità è un campo di forze, oltre che di pensiero, un archivio di energie che possono produrre letture fertili oppure cortocircuiti, appropriazioni, malintesi.
Le proposte devono essere inviate entro il 28 febbraio 2026 all’indirizzo submissions@e-flux.com, il limite è di 3mila parole e di 5mb per altri media.
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