Quando diciamo di aver fatto un bel sogno, cosa vuol dire in termini estetici? E quando si tratta di un brutto sogno? Sulla possibilità di applicare le categorie estetiche solitamente praticate per ciò che percepiamo da svegli, durante le ore diurne, anche alla materia di cui sono fatti i nostri sogni e alla “forma” che questa assume da qualche parte della nostra coscienza, è incentrato “Estetica dell’impercepibile 2021” il nuovo progetto di residenza laboratoriale di Fondazione Lac O Le Mon, che si svolgerà nella sede della Casa Cafausica, a San Cesario di Lecce. Qui, dal 6 al 10 agosto 2021, i partecipanti al laboratorio potranno condividere i propri sogni e analizzarne le peculiarità estetiche, prendendo in considerazione il ritmo degli accadimenti sognati, le fasi del sogno, il valore simbolico, la luminosità, i colori, le forme, la drammaturgia, l’armonia, il contrappunto, le dissonanze, le coincidenze significative.
Dopo le esperienze del 2017 sul rapporto tra ragione e intuizione, del 2018 sul tema dell’ascolto e del 2019 sul tema della forma, continua l’indagine delle forme estetiche della Fondazione Lac o Le Mon, centro per la ricerca e la sperimentazione artistica, iniziato da Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce. La sede della Fondazione, la Casa Cafausica, dove si svolgeranno le attività, è un grande casale dell’inizio del Novecento, di altissima qualità costruttiva, rimasto sostanzialmente integro dal momento della sua edificazione. La Casa è circondata da un ampio parco di circa due ettari con alberi di alto fusto, ulivi e alberi da frutta, ed è affiancata da un hortus conclusus con agrumeto. «Casa e parco costituiscono il sito ideale per la creazione di “comunità di indagine” che possano proporre un tema alla discussione comune, intraprendere la conoscenza e l’approfondimento di pratiche costruttive o laboratoriali ovvero giungere a sperimentare forme di vita che non rispondano né alla logica produttivistica né a quella della vacanza, né all’efficientismo né all’inerzia, ma che siano invece basate sulla condivisione e la circolazione di saperi, risorse, attitudini, abilità», spiegano gli organizzatori. Questa volta, oggetto dell’indagine saranno dunque i sogni e le loro qualità percepibili, categorizzabili, archiviabili, potenzialmente replicabili e applicabili ad altri “oggetti”.
«La parola “aesthetica” ha origine dalla parola greca αἴσθησις, “sensazione”, e dal verbo αἰσθάνομαι, che significa “percepire attraverso la mediazione dei sensi”», continuano. «Originariamente l’estetica infatti non è una parte a sé stante della filosofia, ma l’aspetto della conoscenza che riguarda l’uso dei sensi. Il suffisso “es” indica che si tratta di qualcosa che si manifesta, che appare nella realtà esteriore: ha senso parlare di estetica del mondo interiore?».
Nel corso della residenza, l’analisi estetica dei nostri sogni sarà messa in confronto con quella di alcuni dipinti, valutando l’intensità cromatica, l’equilibrio delle forme e della composizione, il rapporto tra volumi, la struttura geometrica, la carica espressiva, ma anche la forza del gesto o la semplicità di un gesto minimo, la carica concettuale, la complessità di un apparato simbolico. Quindi, “l’estetica dell’impercepibile” proverà a diventare una pratica, attraverso un’improvvisazione sull’immagine interiore, individuale e collettiva, che porterà a una «Espansione del sogno», alla sua trasformazione, restituzione, interpretazione mediante altri supporti.
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