La storica Villa Lontana di Roma diventa opera totale: conversazione con Vittoria Bonifati

di - 25 Dicembre 2025

Avvicinandosi a Bar Far nella nuova sede di Villa Lontana a Trastevere, si ha la sensazione che non sia passata inosservata la lezione di Harald Szeemann, ovvero l’opera d’arte totale, quella fusione che riesce a motivare le ibridazioni arrivando a unire arte, vita e società. Scardinando le linee e abbracciando ambiti performativi inediti.

C’è anche molta irruenza nella trasformazione scenica dell’intervento di Clementine Keith-Roach, scultrice, e Christopher Page, pittore, che hanno animato l’architettura di questo interno — appena ristrutturato in collaborazione con lo Studio Strato — creando un gesamtkunstwerk allucinatorio sulla scia della Roma antica e barocca. Bar Far è allo stesso tempo un’opera d’arte e un bar, che trae ispirazione dagli art-bar del passato: il Cabaret Voltaire, il Colony Room e il preferito di Giorgio de Chirico, l’iconico e intramontabile Caffè Greco a Piazza di Spagna. Luoghi come questi spesso nacquero in periodi di sconvolgimenti politici offrendo rifugio per la sperimentazione e la conversazione.

L’alchimia è l’ingrediente primario, la sperimentazione è l’ingrediente da servire nel bicchiere muniti di sagaci interpretazioni agli spettacoli provocatori e dissacranti. Come i nostri sogni (o i deliri alla Tarantino), Bar Far è una condensazione di strati paradossali: echi dello sfarzo dell’antica Roma e del barocco si mescolano con l’austerità architettonica contemporanea, insieme a bagliori di colore che sembrano provenire dal futuro. Ne risulta un ambiente che è al tempo stesso chiesa e tomba, profezia e rovina, paradiso e inferno.

Clementine Keith-Roach e Christopher Page, Bar Far, Villa Lontana, Roma, ph. Jasper Fry

I bassorilievi in gesso di Keith-Roach accentuano l’edificio stesso: parti del corpo emergono dalle pareti e si combinano con materiali da costruzione — mattoni, tubi, legno — mostrandosi non solo come elementi ornamentali, ma anche come strutture che contribuiscono a costruire Bar Far, come Cariatidi infrastrutturali. Il wall painting di Page trasforma l’ultima stanza in un colonnato o in un chiostro illusorio — sebbene non rivolto verso un paesaggio celestiale, bensì verso un’infinità minacciosa che ci attira con un bagliore ambiguo e ultraterreno.

In questa “rivelazione” i confini tra le arti si confondono — la scultura si fonde con l’architettura mentre la pittura la fa scomparire — e i giochi di trompe l’oeil disorientano la nostra percezione.

I due artisti, che hanno già realizzato interventi a Villa Lontana, hanno pratiche distinte ma anche una collaborazione in corso, il cui punto d’incontro è l’illusione. Entrambi utilizzano la pittura trompe l’oeil perché vi riconoscono qualità sovversive e perversamente illuminanti: attraverso gli effetti dipinti non siamo solo ingannati, ma invitati a osservare più da vicino e a testimoniare il fallimento dell’illusione. I rilievi di Keith-Roach sembrano estensioni lapidee dell’edificio, ma a un esame attento rivelano la loro natura in gesso dipinto, mentre il wall painting prospettico di Page risulta infinito da alcuni angoli, ma si deforma e si distorce mentre ci muoviamo nello spazio.

In questa scena culturale romana, che sembra vivere un’insaziabile vitalità dalle prodigiose risorse, la nuova sede di Villa Lontana a Trastevere emerge come un nuovo spazio che cambierà la morfologia del fare arte in città. Ricordando che questo spazio onirico sarà attivato da un programma di performance dal vivo per tutta la durata della mostra, ovvero fino al mese di marzo, ne parliamo con la fondatrice di Villa Lontana e curatrice della mostra, Vittoria Bonifati.

Clementine Keith-Roach e Christopher Page, Bar Far, Villa Lontana, Roma, ph. Jasper Fry

Quando nasce e qual è la storia di Villa Lontana?

«Villa Lontana è un progetto no profit nato nel 2018 in relazione alla collezione archeologica della Fondazione Santarelli, con l’intento di creare intersezioni tra pratiche antiche e contemporanee.

Il progetto è stato fondato da me, in collaborazione con Jo Melvin, e prende il nome dalla denominazione storica del luogo che custodisce la collezione archeologica, così come il garage sottostante dal quale ha preso avvio la programmazione di Villa Lontana. Ho conosciuto Jo Melvin a Londra mentre studiavo al Royal College of Art, ci ha presentate Barbara Steveni, artista concettuale inglese, fondatrice di Artist Placement Group (APG) e compagna di vita di John Latham.

Tornata a Roma ho avuto la possibilità di guardare con maggiore distanza la storia — totalizzante — che caratterizza questa città, e la prima mostra di Villa Lontana è nata immaginando una mostra di scultura senza sculture, in cui le uniche opere scultoree sono state opere di arte antica, dal V secolo a.C. al XVIII secolo, in dialogo con una selezione di lavori video che riportano all’attenzione elementi performativi e scultorei legati alla statuaria classica e ai frammenti architettonici, come Travel Slides (1952–1967) di Ad Reinhardt o Appendice per una supplica (1972) di Ketty La Rocca».

Perché si chiama Villa Lontana?

«Villa Lontana fu chiamata così nell’Ottocento perché “lontana” dalle Mura Aureliane e, trovandosi lungo l’antica Via Cassia (a pochi metri da Ponte Milvio, costruito nel 115 a.C.), si collocava lungo uno dei principali assi di accesso alla città di Roma per i viaggiatori del Gran Tour provenienti da nord. La Via Cassia era infatti una via di pellegrinaggio e, nell’area in cui oggi si trova il garage di Villa Lontana, era presente un’antica necropoli romana risalente alla prima metà del I secolo a.C.

Questa connessione tra archeologia e pratiche artistiche contemporanee è alla base della ricerca curatoriale di Villa Lontana, che si è sviluppata in un’archeologia stratificata di mostre, pubblicazioni, screening, edizioni d’artista, concerti e progetti sonori anche attraverso l’etichetta musicale Villa Lontana Records, che dirigo insieme a Michele Ferrari».

Quali collaborazioni ci sono state?

«Dal 2018 a oggi, Villa Lontana ha lavorato con oltre 100 artisti e artiste italiani e internazionali — tra cui Tauba Auerbach, Elisabetta Benassi, Tomaso Binga, Marcel Broodthaers, Adelaide Cioni, Isabella Ducrot, Cyprien Gaillard, Susan Hiller, Francis Offman, Luigi Ontani e Vivian Suter — collaborando con istituzioni tra cui il MACRO, Roma; il Madre, Napoli; Padiglione Italia alla 18. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia; il Parco Archeologico del Colosseo; l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici; e Flat Time House, Londra. Dal 2021 al 2024 Villa Lontana ha sviluppato in collaborazione con il MACRO, il programma di cinema sperimentale 16MM RUN ed è tra i progetti vincitori dell’Italian Council per la monografia dedicata a Walter Maioli, che sarà pubblicata nel 2027 da Blank Forms, New York».

Com’è nata l’esigenza della nuova sede a Trastevere?

«La nuova sede di Villa Lontana a Trastevere nasce quindi dall’esigenza di essere meno “lontani” dalla città e di avvicinarci al centro di Roma, senza tuttavia abbandonare la nostra sede originaria di Roma nord. Il garage continuerà a essere utilizzato per progetti speciali, mentre il giardino rimarrà uno spazio dedicato a concerti e progetti sonori, come il concerto di Suzanne Ciani del 2023 o la collaborazione con Donato Dozzy, concepita come una serie continuativa di incontri sonori immersi nella natura.

La mostra inaugurale nello spazio di Via Garibaldi, Bar Far di Clementine Keith-Roach e Christopher Page, si inserisce pienamente in questa prospettiva: un’installazione immersiva concepita anche come bar funzionante, in cui i confini tra le arti si dissolvono — la scultura si fonde con l’architettura, la pittura la fa scomparire, e le tecniche del trompe l’œil mettono in crisi la percezione dei materiali e delle forme.

Il giorno dell’inaugurazione, il 4 dicembre 2025, la mostra è stata attivata da un programma di performance con la poetessa Florence Uniacke, l’artista e soprano Nyla van Ingen e il musicista Lukas De Clerck, e proseguirà con una programmazione che continuerà per tutta la durata della mostra fino al 14 marzo 2026».

@https://twitter.com/camillaboemio

Scrittrice d'arte, curatrice e teorica la cui pratica indaga l'estetica contemporanea; nel 2013 è stata curatrice associata di Portable Nation, il padiglione delle Maldive alla 55.° Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia, dal titolo Il Palazzo Enciclopedico; nel 2016 è stata curatrice di Diminished Capacity, il primo padiglione della Nigeria alla XV Mostra Internazionale di Architettura, con il titolo Reporting from the Front; nello stesso anno ha partecipato a The Social (4th International Association for Visual Culture Biennial Conference) alla Boston University. Nel 2017, ha curato Delivering Obsolescence: Art Bank, Data Bank, Food Bank, un Progetto Speciale della 5th Odessa Biennale of Contemporary Art. E’ membro della AICA (International Association of Arts Critics). Boemio ha scritto e curato libri; ha contribuito con saggi e recensioni a varie pubblicazioni internazionali, scrive regolarmente per le riviste specializzate, e i siti web; ha tenuto parte a simposi, dibattiti e conferenze in musei e festival internazionali.

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