Categorie: restauri

La Beatrice di Guido Reni

di - 20 Dicembre 2000

Il quadro
Una delle opere più belle della Collezione Barberini rappresenta una donna che la tradizione ha identificato con Beatrice Cenci, l’eroina del Romanticismo ottocentesco, protagonista nella letteratura italiana ed europea. Sempre la tradizione attesta che l’autore del dipinto sia stato Guido Reni e che esso sia un ritratto, realizzato dall’artista mentre la donna si trovava in carcere, prima della sua esecuzione capitale. Fino ad ora nessun dato scientifico o storico-artistico aveva sostenuto questo racconto, ma il recente intervento di restauro, voluto dalla Soprintendenza ai beni artistici e storici di Roma, ha convinto gli studiosi che l’opera sia effettivamente di Guido Reni. E’ quanto sostiene in particolare la dott.sa Rossella Vodret, storica dell’arte della Galleria Barberini. L’unico problema che ancora impedisce l’attribuzione definitiva è l’anno di realizzazione del dipinto: Beatrice Cenci venne giustiziata nel 1599, anno in cui Guido Reni si trovava a Bologna e non a Roma.
Il dipinto restaurato sarà esposto fino al 28 gennaio 2001 a Padova, a Palazzo Zabarella, nell’ambito della mostra Guercino e la pittura emiliana del ‘600, nella quale si possono ammirare opere provenienti dalla Galleria di Palazzo Barberini e da altri musei romani.
Il restauro
Per la prima volta dopo 180 anni il quadro che rappresenta Beatrice Cenci è stato sottoposto a restauro. Le radiografie, che costituiscono la prima fase dell’intervento di restauro di opere particolarmente importanti, hanno rivelato sotto lo strato pittorico superficiale la presenza di due importanti pentimenti che non si giustificano in una copia: essi riguardano la rappresentazione del volto di Beatrice e del suo turbante. L’analisi chimica degli strati pittorici è poi intervenuta a scartare l’ipotesi che il quadro fosse una copia e a sostenere l’attribuzione dell’opera a Guido Reni: le caratteristiche della materia pittorica, della preparazione e quelle relative alla consistenza dei colori utilizzati dimostrano che il quadro venne dipinto nei primi anni del Seicento da un autore abile e raffinato, che ha realizzato l’opera con una cura straordinaria, messa in evidenza dal recente restauro. Il restauro ha posto in luce tutti i particolari della rappresentazione che lo sporco e l’azione del tempo avevano coperto e in particolare la ciocca bionda di capelli cadente sul collo e i panneggi morbidi, di ispirazione classica, del turbante e della veste chiara; proprio il restauro ha messo in evidenza il contrasto tra il fondo scuro e il bianco delle vesti, grazie all’eliminazione delle vernici ingiallite e di quelle di sfondo, tendenti al grigio piuttosto che al nero originale.
img src=’/foto/19898.jpg’ alt=’Guido Reni, Cosiddetto ritratto di Beatrice Cenci, part., XVII sec., Galleria Barberini, Roma’ border=0 vspace=3 hspace=6 align=left>
Guido Reni
La formazione artistica di Guido Reni, nato a Bologna nel 1575, fu prettamente manierista: frequentò infatti la scuola di Calvaert e in seguito l’Accademia dei Carracci, nella quale venivano dibattuti i problemi concernenti la rappresentazione naturalistica, dove Reni ebbe la possibilità di studiare l’arte antica e Raffaello. Dopo un soggiorno a Bologna, l’artista si stabilì a Roma: a questo periodo risalgono opere che risentono di una particolare influenza di Raffaello e Caravaggio: la Crocifissione di San Pietro (1604-5) per la Chiesa di S.Paolo alle tre fontane e – pochi anni più tardi – i cicli di affreschi della Sala delle nozze Aldobrandine e della Sala delle dame, in Vaticano e quelli di San Gregorio al Celio e della Cappella degli Annunciati al Quirinale. Il vertice della sua opera, corrispondente alla ripresa del mondo antico e rinascimentale, presentato con nostalgica, solenne bellezza, è rappresentato dalla Strage degli Innocenti, eseguito nel 1611-12, e dall’Aurora (1612-14 ca.), affresco del Casino di Palazzo Rospigliosi Pallavicini, a Roma. Tornato definitivamente a Bologna, Reni ripiegò su un classicismo influenzato dall'”eroismo cristiano”: risalgono a questo periodo la Pietà di S.Maria dei mendicanti, il Cristo al Calvario e l’Adorazione dei pastori. Di ispirazione mitologica e classica sono invece le Fatiche di Ercole, Lucrezia e Cleopatra. Guido Reni morì a Bologna nel 1642.





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