La mostra
Nelle sale del Museo Correr, a Venezia, sarà aperta dal 21 ottobre al 14 gennaio 2001 la mostra Satiri, Centauri e Pulcinelli, che espone i cinquanta affreschi che Giandomenico Tiepolo (1727-1804) realizzò per la Villa di famiglia di Zianigo, tra il 1770 e il 1797. Gli affreschi vennero gravemente danneggiati all’inizio del 1900, quando vennero distaccati dalle pareti della villa e ora sono tornati all’aspetto originario grazie ad un lungo e delicato intervento di restauro. Gli affreschi della Villa di Zaniago non vennero richiesti da committenti esterni ma vennero ideati e realizzati dal pittore veneziano per decorare la casa acquistata dal padre Gianbattista nel 1757. I soggetti rappresentati sono tra i preferiti di Giandomenico Tiepolo: satiri e baccanali, centauri e fauni, passeggiate all’aperto, minuetti e danze, episodi con protagonista Pulcinella. Tra i temi religiosi, pensati per la decorazione della cappella della villa, figurano la rappresentazione dei miracoli di San Girolamo Emiliani, fondatore dela congregazione dei Somaschi, e di Mosè e le tavole della legge e del Sacrificio di Melchisedech. Gli altri affreschi della Villa rivelano la profonda dimensione culturale e personale di Giandomenico Tiepolo e la varietà della sua sensibilità artistica: alla figura burlesca di Pulcinella sono affiancati i Centauri, ricordo di un’affascinante mitologia e alle scene della vita contemporanea, tra danze e passeggiate, sono accostate rappresentazioni che suggeriscono la riflessione sul senso del tempo e sul fine dell’esistenza umana. Dal 2001 gli affreschi saranno ospitati, con un nuovo allestimento, a Ca’ Rezzonico.
Il restauro
Gli affreschi di Giandomenico Tiepolo per la Villa di Zianigo hanno corso nella loro storia più di un pericolo e subito seri danni. Nel 1906 il nuovo proprietario della villa decise di vendere gli affreschi, autorizzando il loro distaccamento dalle pareti. Una iniziativa di Venezia e dello Stato italiano, insieme ad una agguerrita campagna-stampa, riuscirono a fermare la vendita ma i danni dello “strappo” erano evidenti e avevano aggravato uno stato di conservazione già precario dovuto all’umidità e ai parziali ed erronei interventi attuati per bloccare l’aggressione del clima umido e salmastro. L’intero ciclo di affreschi venne restaurato nel periodo 1968-72, ma l’intervento si limitò alla sostituzione di alcuni supporti in legno e alla reintegrazione dello strato pittorico nei punti in cui lo strappo aveva causato perdita di intonaco e di materiale pittorico. In seguito alle analisi scientifiche della Fondazione Cesare Gnudi di Bologna è stato possibile oggi realizzare un intervento di restauro mirato, curato dal laboratorio di Ottorino Nonfarmale con la collaborazione della Venice International Foundation: questo restauro ha permesso agli affreschi il ritorno allo splendore originario e ad esso, con pannelli e filmati, è dedicata una sezione della mostra di Venezia. Particolare attenzione, in corso di restauro, è stata riservata alla analisi dei materiali utilizzati e allo sudio dei precedenti interventi di restauro in quanto essi, introducendo nuovi elementi – supporti lignei, parti di tela, fissativi… – sugli affreschi ne modificarono la natura e le caratteristiche materiche, variandone la reazione alle condizioni ambientali.
Lo strappo
Fin dal secolo XIX lo strappo è considerata la tecnica più moderna per la rimozione degli affreschi dalla loro collocazione originaria. Lo strappo comporta la rimozione della pellicola pittorica dell’affresco, senza la porzione di intonaco sulla quale è stesa: si ottiene così un sottile strato di calcare colorato formatosi per la carbonatazione della calce, legante della malta dell’intonaco. Per la realizzazione della tecnica dello strappo è necessario applicare sulla superficie dell’affresco delle tele sottili e resistenti, legate allo strato pittorico per mezzo di colle reversibili che non ne danneggino l’aspetto. Staccando le tele dalla parete resta attaccato ad esse lo strato affrescato: questa operazione è particolarmente delicata e occorre usare ogni cautela. Altre tecniche di intervento per distaccare un affresco dalla parete sono quella dello stacco, che comporta l’asporto dell’intonaco e quella dello stacco a massello che prevede il distacco di una parte della muratura su cui l’affresco è stato dipinto. La rimozione di un affresco è sempre un intervento complesso: esso è particolarmente invasivo e va realizzato solo quando tutte le altre possibilità di intervento sono da escludere ed è necessario allontanare gli affreschi dalla loro sede originaria. Il moderno studio sui materiali ha fornito un valido aiuto per questa tipologia di restauro.
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[exibart]
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