Si sa che le mummie sono uno degli argomenti più affascinanti dell’archeologia egiziana. L’idea di un corpo millenario che si conserva quasi intatto nel corso dei secoli ha suscitato spesso fantasie e credenze grottesche e singolari. Mummie che cominciano a vagare di notte per i musei, seminando il terrore, strane maledizioni ed inspiegabili sciagure che colpiscono l’archeologo ficcanaso di turno. Apprendiamo però con sorpresa da La Repubblica, alcuni aspetti che francamente superano la più fervida immaginazione.
Il prestigioso quotidiano a pag. 30 (edizione di giovedì 25 ottobre 2001) in un articolo ci illustra la scoperta di due chimici dell’università di Bristol, pubblicata di recente su “Nature”, che avrebbero individuato nell’olio profumato l’antica formula egizia per mummificare i corpi. Fin qui nulla di strano. E neanche appare poi così sconvolgente l’ulteriore scoperta che la cera d’api avesse un ruolo fondamentale nel processo di mummificazione, visto che la stessa giornalista, giustamente, ci invita ad osservare che “bastava dare un’occhiata alla lingua copta (che deriva direttamente da quella dell’Egitto antico) dove per dire ‘cera’ si dice ‘mummia’”. La sorpresa più totale coglie al contrario il lettore nell’apprendere che lo studio di questo procedimento ha comportato nel passato la distruzione di “migliaia e migliaia di mummie”, e addirittura che fosse “noto da sempre che nelle mummie c’è bitume. Noto al punto che per anni le mummie furono usate come combustibile nelle ferrovie egiziane.”
Avevamo sempre pensato che al difficile e costoso procedimento fossero sottoposti faraoni e importanti dignitari e che il ritrovamento di una mummia fosse sempre un fatto eccezionale. Invece non era affatto così, ce n’era una tale abbondanza che “per anni” le caldaie delle ferrovie egiziane bruciavano mummie a pieno regime…
N.B.: Non mettiamo assolutamente in discussione la veridicità di queste affermazioni, per la nostra più totale impreparazione sull’argomento. Il presente articolo vuole semplicemente richiamare l’attenzione sulla episodica stranezza dei risultati della ricerca scientifica.
Ugo Giuliani
[exibart]
Fino al 21 febbraio, nella galleria d’arte veronese, una mostra che attraversa il nero come colore della memoria, matrice generativa…
Il Ministero della Cultura ha istituito un nuovo centro per la gestione dei rischi del patrimonio culturale: l’ICRI avrà sede…
ArtVerona annuncia le prime novità dell’edizione 2026, tra ricerca artistica e sinergie territoriali: sei sezioni, un nuovo programma per i…
Apre in via Goldoni su modello dello spazio nato a Londra nel 2020. La mostra inaugurale CORALE segna l’avvio del…
Rimasto per oltre 500 anni nella stessa famiglia e tramandato di generazione in generazione, il disegno di Hans Baldung Grien…
Il collettivo Nonument Group rappresenterà la Slovenia alla Biennale d'Arte di Venezia 2026: il progetto riattiverà la memoria sonora di…
Visualizza commenti
...nelle ferrovie????.. che avessero chiesto
precedentemente anche la cremazione???
...La mummificazione e' in uso presso varie
popolazioni attuali di varia cultura:Australia,
Africa e Nuova Guinea, che in genere l'attuano
esponendo le salme, private dei visceri,all'azione essicatrice del fumo o del sole. Procedimenti diversi presso i cinesi, i Chibca colombiani e altre genti.
...bisognerebbe chiedere loro se fanno uso anche di unguenti particolari.
"...per anni le mummie furono usate come combustibile nelle ferrovie egiziane...”
eeeeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhh??????
Ma questi di Repubblica si sono bevuti il cervello???? Sembra incredibile questa cosa...