Il dossier di questo numero è dedicato alle indagini e al conseguente intervento conservativo sul ciclo di affreschi di Filippino Lippi nella Cappella Strozzi, in Santa Maria Novella a Firenze. Commissionati nel 1487 da Filippo Strozzi, gli affreschi dovevano dare magnificenza alla cappella della famiglia, stabilmente insediata in città dopo il lungo esilio cui l’avevano costretta i contrasti con il clan mediceo. I lavori si protrassero fino al 1502, come attestano le targhe sui pilastri dell’arco trionfale, ben oltre, quindi, la morte del committente che venne sepolto nel monumento funebre, realizzato da Benedetto da Maiano dietro l’altare principale della cappella. Il programma iconografico è volto alla celebrazione della famiglia: sulla parte di fondo la disposizione del sarcofago echeggia la struttura della Trinità di Masaccio, identificando, dunque, lo Strozzi con Adamo in attesa della resurrezione. La parete destra è dedicata a San Filippo, santo eponimo del committente, con il Miracolo del Drago e il Martirio. Sulla parte di sinistra, storie di San Giovanni (la Resurrezione di Drusiana e il Martirio), titolare originario della cappella.
L’intervento di restauro ha messo in luce aspetti inediti della procedura utilizzata dal Lippi: un tentativo sperimentale che unisce tecniche della pittura a fresco con altre della pittura su tavola.
Per le Cronache del restauro il resoconto dell’intervento sulla croce processionale del Museo della Cattedrale di Atri (Teramo) risalente alla metà del Quattrocento; un capolavoro di arte orafa che si inserisce nel solco della rinomata produzione abruzzese, ma dotato di un dinamismo e una plasticità che non ricorrono nei manufatti della stessa scuola.
Un altro rapporto è sui recenti restauri della cisterna del Collegio della Sapienza Vecchia a Perugia, realizzata alla fine del Trecento per ispirazione del cardinale Niccolò Capocci e adornata, nel tardo Cinquecento, di un monumentale pluteale.
Altri saggi riguardano l’eburnea Adorazione dei pastori del Museo degli Argenti, di scuola tedesca, e la pala bifronte del Parmigianino della Galleria Doria Pamphilj di Roma. Il restauro -effettuato in previsione della mostra per il cinquecentenario della nascita dell’artista- ha riportato all’antico splendore i due dipinti rimovendo alcune riverniciature e colmando microlacune presenti sulla superficie pittorica.
pietro gaglianò
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