Il progetto Mattia Preti
Il progetto Mattia Preti nasce da un finanziamento regionale realizzato con fondi europei e dall’impegno dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e ai Beni Culturali della Regione Calabria: il progetto prevedeva il restauro di ottanta tele e quindici opere e crocifissi lignei del periodo tra XVI e XIX secolo, in buona parte di artisti calabresi di scuola o ispirazione napoletana. Il progetto, predisposto dall’architetto Domenicantonio Schiava, e’ stato realizzato da trenta giovani appartenenti a quattro cooperative alle quali la Sovrintendenza regionale ha affidato l’incarico di progettare e realizzare l’intervento di restauro: il progetto ha assunto quindi maggior valore perché ha unito all’attenzione per il recupero e la valorizzazione delle opere d’arte una concreta opportunità di esperienza di lavoro per alcuni giovani che si sono formati di recente nell’ambito un corso biennale per restauratori finanziato dalla Regione Calabria e curato dalla Sovrintendenza cosentina, in collaborazione con l’ICR di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze che hanno organizzato le lezioni con i loro insegnanti.
Le opere restaurate
Tra i dipinti restaurati sono da segnalare opere di artisti minori dei secoli XVII, XVIII e XIX, e altre di importanti pittori nativi della Calabria: tra queste Il transito di san Giuseppe (1780) di Cristofaro Santanna, conservata nella Chiesa del Ritiro di Rende, e La Madonna del Rosario (ca. 1730), di Tommaso Martini, conservata nella Chiesa di San Fantino di Santa Cristina d’Aspromonte. Tra i dipinti restaurati uno ha una storia speciale: la Cleopatra, opera di pregevole fattura, dopo il restauro è stata attribuita con una certa sicurezza a Giovanni Francesco Barbieri, meglio conosciuto come il Guercino (1591-1666). L’opera presenta ricordi emiliani e della scuola dei fratelli Carracci ed è conservata nelle sale della Casa della Cultura di Palmi. Tra i crocefissi sottoposti a restauro, sono particolarmente pregevoli quello ligneo, scolpito a tutto tondo, di bottega meridionale del XVIII secolo, conservato nel Convento dei Cappuccini di Morano Calabro, e quello custodito nella Chiesa della Riforma di San Marco Argentano, opera seicentesca che richiama la maniera realistica di fra’ Umile da Petralia.
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[exibart]
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