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26-27.IV.2014 | Quei 2 | Teatro Valle Occupato, Roma

di - 27 Aprile 2014
Quei 2 parlano, per lo più battibeccano, e ci intrattengono come in uno show televisivo di quelli di una volta al sabato sera. Lui in smoking, Lei in abito da sera.
Parlano, ecco il punto. Quei 2 parlano, e devono affrontare contraddizioni e limiti delle lingua. Strumento fondamentale per comprendere il mondo, nominarlo e comunicarlo. Ma Quei 2, e non ci vuole molto a rendersi conto di chi si tratti, non riescono a capire molto, non concordano sulla scelta delle parole e tantomeno riescono a comunicare tra loro. Insomma un disastro.

Lo spettacolo di Marcella Vanzo è intelligente e divertente. Al testo originale di Mark Twain si alternano slogan da riviste patinate femminili e frasi da manuale best seller come “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”. Il contrasto alto e basso rende il testo ancora più esilarante, evidenziando col doppio registro l’incomunicabilità tra i due: Lui ostinato nell’applicare sillogismi nel tentativo, sempre disatteso, di comprendere il mondo. Lei curiosa osservatrice che non si lascia imprigionare dalla retorica, dedita e innamorata. Protagonisti di una vicenda assai nota dove i rapporti di forza sono ripetutamente ribaltati.
Dopo il debutto al Teatro Studio di Scandicci il 15 febbraio, lo spettacolo arriva a Roma il 26 aprile al Teatro Valle Occupato, dove un anno fa tutto ebbe inizio. Dopo “Rumors” appositamente ideato per il teatro romano autogestito, Marcella Vanzo ha pensato a questo lavoro, di cui ha curato tutti gli aspetti: dalla traduzione del romanzo di Twain, al testo teatrale, ai disegni, ai costumi alla regia in collaborazione con la compagnia Gogmagog. Fin dall’inizio lo spettacolo è stato immaginato per gli attori della compagnia Cristina Abati e Carlo Salvador, entrambi bravissimi nel giocare tra ironico e grottesco senza ammicchi, senza ricercare la risata facile.
La narrazione è affidata principalmente agli attori, che in alcuni momenti diventano elementi iconici alla stregua dei pochi oggetti che definiscono la scena, come gli animali evocati attraverso delle sagome di cartone realizzate su disegni dell’artista, che ha guardato sia al segno stilizzato dell’arte giapponese che ai graffiti della street art. In alcuni momenti fondamentali la drammaturgia è affidata al suono che denota in maniera sapiente l’azione suggerendola e sottolineandola allo stesso tempo.
La scena è essenziale perché sono le parole protagoniste di questa farsa, la nostra tragica farsa mitologica e storica. Le parole sono il primo apparato attraverso il quale l’essere umano si definisce e dal quale è inesorabilmente confinato.
Marcella Vanzo gioca con le parole, le scompone e ricompone affidandole a Cristina Abati che  le fa danzare, arrotolandole l’una nell’altra facendole sdrucciolare così che i significati si rincorrano.  E se “in principio era il verbo” quel verbo non è più tutto. Peccato originale di cui non si poteva fare a meno!
Maria Antonia Rinaldi
Visto al Teatro Studio di Scandicci, Firenze il 14 febbraio 2014
26 e 27 Aprile 2014
GOGMAGOG e Marcella Vanzo
QUEI2
Teatro Valle Occupato
Via del Teatro Valle, 21, 00186 Roma

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