Ma veniamo al Baciccio, forse lo stereotipo del pittore/ritrattista barocco di corte, confrontabile senza timori reverenziali al grande Anton Van Dyck – il ritrattista per eccellenza – ed assimilabile per molti temi, per vicenda umana ed artistica ai mostri sacri del ‘600: Pietro Paolo Rubens ed il Caravaggio. Genovese di nascita, trasferitosi venne preso subito sotto l’ala protettiva di Bernini che notò come il pittore riusciva a rendere sulle tele quelle emozioni e suggestioni che lui stesso riusciva a dare con la scultura.
Bernini divenne il suo “manager” e portò il Gaulli a lavorare alla corte dei Chigi.
La mostra si snoda per le sale del nobile palazzo divisa in sette sezioni che ci portano dai dipinti a soggetto mitologico e religioso ai numerosi ritratti di pontefici (ben sette) fino ad arrivare ai grandi cicli pittorici nelle chiese romane ed alle maestose pale d’altare con le quali simbolicamente si considera chiuso – siamo nei primissimi anni del ‘700 – il barocco; a compendio il Kunstmuseum di Dusseldorf ha prestato una quarantina di disegni del pittore.
Per chiudere consigliamo ai visitatori di non perdersi le visite guidate (su prenotazione e con piccolo sovrapprezzo) organizzate da Palazzo Chigi e seguitissime, sempre da non perdere è il concerto di musica barocca in programma alle 18.30 di domenica 20 febbraio. Nel Palazzo Chigi, per i non soddisfatti, è allestita l’interessante esposizione “Pittura barocca romana ”.
massimiliano tonelli
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