Grazie all’iniziativa del Comune di Roma e del Palaexpò, “Tempo!” arriva nella nostra Capitale dopo aver inaugurato l’apertura del Centro Pompidou, e riscosso, soprattutto tra i giovani, un grande successo (oltre 200.000 visitatori). Non avrà nulla a che vedere con i consueti sentieri espositivi: sarà una mostra interattiva nel vero senso della parola, che coinvolgerà i suoi visitatori in un’esperienza molto più che estetica, attraverso l’arte (contemporanea e antica), l’archeologia, la musica, il cinema e le cabine multimediali per la ricerca. Lo ha ben spiegato il suo curatore Daniel Soutif, in occasione della presentazione della mostra alla stampa lo scorso 21 luglio. Dopo la conferenza (cui hanno inoltre preso parte il Sindaco Rutelli, l’Assessore comunale alle Politiche Culturali Borgna e l’immancabile Renato Nicolini, Direttore del Palaexpò), Soutif ha condotto i giornalisti nel cantiere in allestimento di “Tempo”, riuscendo a comunicare loro, con il suo affabile accento francese e con il grande entusiasmo per il lavoro svolto, il fascino di ciò che ancora non c’era. A buon punto erano solamente gli impianti tecnici della mostra, talmente sofisticati da far presagire la sua spettacolarità. In primo luogo quelli acustici, che riproducevano la colonna sonora, appositamente creata per la mostra, da un geniale compositore tedesco, Goebbles. Saranno proprio le sue composizioni di voci e di suoni a tessere il filo conduttore della mostra che, come ha detto Renato Nicolini “è un tentativo di raccontare il tempo in dodici capitoli”. E Daniel Soutif ce lo ha fatto immaginare così: non una mostra ma una sorta di passeggiata in uno di quei tunnel con effetti speciali dei Luna Park, nel corso della quale immagini fisse (di arte antica e contemporanea) e in movimento (filmati in sequenza sulle pareti delle sale), suoni ed atmosfere surreali create dalla luce assorbono il visitatore nel concetto di Tempo. Quest’ultimo, in un percorso visivo che inizia dalla Luna e termina nel Sole, sarà prima concetto astronomico, poi concetto soggettivo (identità e vanità), poi tema delle strutture linguistiche, base dell’organizzazione sociale (i calendari, le feste, il tempo-lavoro e il tempo libero), e ancora concetto misurabile per eccellenza, ieri con raffinata approssimazione, oggi con precisione infinitesima, sarà tempo come velocità, sempre più relativo grazie a mezzi di trasporto sempre più sofisticati, sarà irreversibilità, sarà tempo come futuro. Gli interpreti di questo inedito racconto saranno tanti, di varie epoche e di diversa estrazione: artisti che si sono confrontati con il loro concetto di tempo, scienziati che lo hanno misurato, registi che lo hanno riprodotto in una pellicola, fotografi che lo hanno fermato in uno scatto. Da Picasso a Tati, da Hitchcock a Galilei, dalla sensibilità seicentesca di Cornelijs Gijsbrecht a quella contemporanea di Boetti, Nauman, Fabro, Anselmo, Oppenheim e di Claude Closky. E’ proprio il caso di dire che non vediamo l’ora di vedere “Tempo”, non vi sembra?
germana mudanò
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Senza parole. Posso solo dire che ho sognato da sempre una mostra del genere. E' stato l'argomento della mia tesi in pittura all'Accademia di Belle Arti di Macerata. Sono felicissima e non mancherò all'appuntamento.
Sono venuta a Roma apposta per vedere la mostra: non me ne sono pentita! Forse è stata una pazzia, ma certe volte il tempo è bene impiegarlo nelle cose che ci piacciono di più, ne sprechiamo tanto in cose inutili...