L’iniziativa è stata promossa dalla Soprintendenza dei Beni Culturali del Comune di Roma, in collaborazione con Zetema, Elemond e CNS/Pierreci, dopo il triennale restauro condotto dalla “restauratrice-investigatrice” Anna Maria Carruba. Un lavoro importante, che se da un alto ha risolto alcuni dei misteri che aleggiavano intorno alla celebre scultura, dall’altro ha aperto la strada a nuove ipotesi archeologiche. Nessun dubbio rimane sulla tecnica di lavorazione dell’opera, una fusione definita “a cera perduta con il metodo diretto”, che consiste nella preparazione di un modello grossolano in argilla, su cui vengono spalmate le cere, successivamente cesellate per perfezionare il modellato. Proprio grazie a questo metodo la Lupa Capitolina è un pezzo unico, non essendo mai stato possibile ricavarne alcuna copia. Per l’analisi delle tecniche di lavorazione é stata impiegata una strumentazione molto simile a quella utilizzata per le diagnosi delle malattie, che ha permesso di sottoporre la sculura ad una specie di endoscopia. L’analisi dei materiali ha inoltre confermato la sua provenienza dall’area etrusca, e la probabile fabbricazione, tra il 480/70 a.C., ad opera della scuola di Vulca. Rimane invece aperto il mistero della collocazione della Lupa, essendo stata definitivamente esclusa la sua identificazione con la scultura vista da Cicerone nel 65 d.C. (i segni sulle zampe posteriori che lo scrittore latino attribuisce ad un fulmine, sono dovuti invece ad una mancata solidificazione del bronzo). Notevoli infine i risultati estetici ottenuti, non solo relativi alla Lupa ma anche ai due gemelli bronzei aggiunti in età rinascimentale. Oltre alla sezione dedicata al restauro, la mostra offre un’affascinante indagine sul mito dell’allattamento di Romolo e Remo, attraverso una serie di opere e raffigurazioni antiche provenienti da musei italiani e stranieri. Una terza sezione illustra, con riproduzioni in bronzetti, disegni, incisioni e stampe antiche, l’immagine della Lupa Capitolina come simbolo di Roma. Nella mostra sono infine riunite, per la prima volta, le opere antiche più significative legate al mito del Lupercale e quasi tutte le opere moderne che riproducono la Lupa Capitolina o derivano da essa la loro immagine.
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