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Fino al 1.IV.2016 | Jonas Dahlberg | Magazzino, Roma

di - 24 Marzo 2016
Il tempo non è affatto ciò che sembra. Non scorre in una sola direzione, e il futuro esiste contemporaneamente al passato. (Albert Einstein)
In occasione della sua terza personale alla galleria Magazzino di Roma, Jonas Dahlberg presenta un lavoro che ha a che fare in modo pregnante con il concetto di tempo e temporalità stessa. Se il tempo è davvero nient’altro che un’illusione, se si tratta realmente di un forma mentale che l’essere umano utilizza per poter pensare, se non è altro che una sovrastruttura creata come regola di sopravvivenza che potesse incasellare l’esistenza in una categoria oggettiva, Dahlberg prende in mano lo scorrere dei secondi, dei minuti, per poi dilatarlo enormemente, schiacciarlo, bloccarlo, disegnandone una nuova dimensione di oggettività, quella vista con gli occhi dell’artista in questo caso. Il tempo della storia finisce per rimanere indietro sul tempo del racconto, che si allarga fino a scomparire dai confini identificabili della realtà.
Nello still Music Box l’autore mette lo spettatore davanti alla perfezione del meccanismo di un carillon, fermo immobile. La sua perfezione estetica è tale da trasformarlo fino a sacralizzarlo. L’occhio è pronto a vederlo partire, l’orecchio è pronto a sentire le prime note, eppure l’immagine rimane sapientemente imprigionata nell’attimo subitamente precedente il movimento. È immobile ma movimento potenziale esso stesso. Pur avendo perso la sua destinazione d’uso resta nella perfezione di un tempo congelato.
Nel video dal titolo omonimo, si finisci sbalzati nel meccanismo stesso dell’oggetto, nel momento dilatato del muoversi degli ingranaggi. Il suono emesso in sottofondo è simile a quello di una macchina industriale all’interno di una fabbrica, l’ingrandimento dell’immagine è tale da fare in modo che l’ingranaggio non somigli nemmeno più a un carillon, ma un oggetto ignoto, ricordando la scena iniziale della pellicola Metropolis di Lang, con un ormai celebre volo d’uccello a partire da particolari ingranditi macroscopicamente rispetto alla realtà. Ancora una volta il tempo perde la sua percezione reale, restando sospeso nella dilatazione del movimento. Dahlberg, noto al pubblico per le sue installazioni a carattere ambientale – non ultimo il suo progetto Memory Wound, una enorme spaccatura in onore della tragedia sull’isola di Utoya – si propone qui in una veste più raccolta, più intima.

A fianco ai due lavori ispirati al music box, l’artista presenta una serie dei suoi Bird fotografati da vicino, spiati sui loro rami su un fondo paragonabile a una scenografia teatrale, in un fermo immagine di assoluta perfezione, subito prima che l’animale voli via. Ancora una volta lo spettatore prova la tensione del movimento in essere, al limite tra realtà e finzione, che rimane nell’aria, in realtà sapientemente costruito a tavolino da Dahlberg.
L’artista, infatti, lavora l’immagine fino a restituire un attimo perfetto, che non si sta compiendo effettivamente nella realtà. Il risultato è quello di lasciare l’osservatore in uno stato di sospensione spazio-temporale. Cosa sta per accadere? L’uccellino volerà o resterà lì? L’immobilità restituisce un senso di intimità e di isolamento, come se ci si trovasse in un bosco e si stessero osservano tutti quei volatili da un angolo privilegiato, come se anche un minimo rumore potesse spaventarli e farli andare via. Nell’architettura dell’immagine, soprattutto i soggetti in bianco e nero, somigliano alle illustrazioni di un libro di storia naturale, in cui è impossibile ormai stabilire dove finisca la mano del disegno e dove cominci il carattere fotografico di un’immagine catturata dalla realtà.
Dove finisce il tempo? Chiaramente esiste ancora, se si vuole vederlo. Esiste ancora come costruzione, anch’essa, artificiale. Le immagini, sfidando il rischio di rimanerne imprigionate, ne escono fuori.
Alessandra Caldarelli
mostra visitata il 20 febbraio 2016

Dal 12 febbraio all’ 1 aprile 2016
Jonas Dahlberg
Magazzino
Via dei Prefetti, 17 – Roma
Orari: martedì – sabato 11:00 – 20:00 e su appuntamento

Nata a Roma nel 1988, consegue la laurea magistrale in Storia dell'Arte nel 2012 presso Università degli Studi di Roma La Sapienza. Dopo aver fatto diverse esperienze nel campo, dalla didattica e mediazione presso il MAXXI all'esperienza in galleria tra Roma (1/9unosunove) e Parigi (Galerie Antoine Levi), nel 2014 è assistente al coordinamento delle gallerie partecipanti ad Artissima a Torino. Oggi si sta formando per diventare Registrar. Collabora con Exibart dal 2012 e da un anno anche con INSIDE ART. Scrivere è da sempre la sua passione.

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