Nei locali dell’associazione romana le opere sono accostate in una sorta di continuità non prevista, non si individua un percorso lineare, piuttosto si percepisce qualcosa che è molto simile ad un sostrato comune, forse lo stesso confronto volutamente filtrato con l’esperienza del quotidiano.
Il mezzo tecnologico funziona come un sottile diaframma, permette di accedere al nucleo vivo di quanto ci circonda, mantenendo la distanza necessaria per vederne l’aspetto contraddittorio, disarticolato: una fotografia, un’immagine strappata al flusso interminabile raccolto dalle web cam, alcuni semplicissimi cubetti, sembrano condensare in un oggetto la frattura tra ciò che è e ciò che appare, un conflitto destinato a rimanere in potenza.
Damiano Colacito utilizza i filmati delle web cam e riesce a mostrare il lato sommerso
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maria cristina bastante
Mostra vista il 27 / II / 2001
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