E speriamo sia per sempre. Nel dicembre del 2000 tutta la Roma dell’arte si era riversata nei 26mila mq (non tutti praticabili ovviamente) della ex caserma di Via Guido Reni, novella sede per il Centro Nazionale per le Arti Contemporanee, e fu davvero una gran bella festa, tra artisti griffatissimi, polemiche e i migliori propositi. Poi più nulla. Alcuni mesi fa, i primi timidi cenni di vita con la personale dell’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid, autrice del progetto architettonico per il nuovo centro. Adesso, a distanza di due anni, il CNAC
L’effetto che si ha, entrando nell’immenso spazio candido della caserma, è sicuramente dei più suggestivi: grandi tele bianche (di 2×3 metri ciascuna) appese al soffitto presentano una serie di disegni ricamati, da piccoli altoparlanti escono frasi rubate dalla strada, o da testi raccolti dall’artista. Si tratta del lavoro di Eva Marisaldi, Legenda, letteralmente le cose che si devono leggere, ma anche il nome di battaglia scelto dai terroristi tedeschi negli anni di piombo. Ed è proprio a quest’ultimo significato che l’artista bolognese si rifà per l’opera esposta: con legenda s’intende una figura invisibile, un punto di vista diverso da cui osservare la realtà in un’epoca caratterizzata dall’incomunicabilità. Poco distante dalle tele infatti, si trova una sala video anch’essa sospesa nel vuoto e progettata dall’artista. Al suo interno una proiezione che mostra strani personaggi: comunissimi sassi sostituiti all’uomo convivono, abitano e si dibattono davanti alla televisione, nelle sale del parlamento, al cinema, luoghi per eccellenza della comunicazione e dello scambio.
Dall’altra parte dello spazio espositivo spiccano invece i quadri di Michael Raedecker, unico olandese ad esser stato finalista del prestigioso Turner Prize nel 2000 ed a far parte della mitica collezione Saatchi. Raedecker, alla sua prima personale italiana, dal titolo Instinction , presenta una serie di dipinti decisamente affascinanti. Interni di case americane
Queste due personali, davvero ben riuscite sia per la scelta degli artisti, sia per le opere esposte che per il loro allestimento, possono essere considerate come l’incipit della programmazione autunnale del Centro, che vedrà seguire nei mesi successivi una serie di personali affiancate: Giuseppe Caccavale, Francis Alys, Margherita Manzelli e Kara Walker.
Per quanti chiedevano un vero spazio istituzionale dedicato all’arte contemporanea, forse il desiderio sta divenendo realtà.
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