A dieci anni dalla scomparsa di Luigi Ghirri, la mostra romana espone parte del vastissimo archivio fotografico dell’artista emiliano, conservato presso la Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Il percorso abbraccia, in un’approfondita scansione temporale, i due periodi fondamentali della sua produzione.
Inizialmente sono gli anni Settanta, con quella scelta cromatica che rispecchia un decennio, nei toni del rosso e del marrone, negli accostamenti improbabili delle forme.
Percorrendo il tracciato dell’esposizione, si scorge un salto temporale. Ecco gli anni Ottanta in cui Luigi Ghirri vi inoltra un recupero dell’attività immaginativa. Le mappe, le carte geografiche divengono concetto denso di richiami emozionali: tra il gioco infantile e l’adulto maturare di un’idea. Ghirri si sforza di seguire, attraverso la topografia, le tracce del peregrinare umano.
L’artista aspira ad una misurabilità dell’alienazione, della memoria del pensiero fantastico. Egli è attento alla
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