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fino al 10.XII.2010 | Mimmo Paladino | Roma, Valentina Bonomo

di - 1 Dicembre 2010
Sicuramente l’esperienza di Mimmo
Paladino
(Paduli, Benevento 1948; vive a Paduli e Milano) è il compendio
per eccellenza della cultura artistica italiana a cavallo tra vecchio e nuovo
secolo: dai suoi inizi nel 1969, per la sintesi dell’immaginario segnico,
allusivo alla nostra figurazione arcaica, e il ritorno al quadro – è perciò il
più coerente interprete della Transavanguardia – e per la sperimentale apertura
al nuovo, alle collaborazioni curiose e proficue, da Brian Eno a Fuksas, a Sol LeWitt, per
l’impegno nel cinema, nel teatro, fino allo spettacolo pop, vedi il recente intervento
scenografico, leggero e in progress, per il ritorno sul palco dell’ensemble
Dalla-De Gregori.

Nel progetto per la galleria di Valentina Bonomo regna il Paladino più
consueto, con il suo tradizionale bagaglio di metafore, estremizzato in tre
grandi tele solari: un’esplosione di luce che si accompagna al formato
circolare, adottato già saltuariamente negli anni ‘80 e ‘90, in Viandante, Scorticato, Baal, Cinque Continenti, Scudi. Esasperata è la semplificazione dei simboli, stilemi che rimarcano
l’inconfondibile griffe del maestro
beneventano: sul fondo compatto (diviso in quattro porzioni oppure in fasce
parallele tricolore, in uno dei dipinti) le effigi divengono veri e propri
“loghi”, che smitizzano il simbolo più dell’”inflazione” generata dal loro
onnipresenza nella produzione del maestro; rintracciamo un’allusione al tempo,
nel posizionamento dei numeri al limite dei bordi, mentre una serie di figure
primordiali, dal segno scarno e incerto, si offrono allo sguardo come shakerate
e rigettate a casaccio sulle tele. Un significato di tempo più sostanziale è
nel bianco, rosso e verde e nei simboli di morte, ovvero narrazione della
drammatica storia d’Italia.


Se l’arroganza cromatica sovrasta la peculiare forza evocativa tipica
di Paladino, questa riemerge nella preziosa serie di cartoni, nella zona meno
nobile della galleria. 11 tavole in cui si rintraccia una sorta di motus liber: vi è analogamente previsto un percorso di trasformazione della materia, attraverso dodici fasi simboleggiate da
altrettanti gradini di una scala; solo in tavola ritroviamo una scala completa,
che allude all’opera che verrà; le altre sono la sintesi di
segreti alchemici declinati in una miriade di tecniche grafiche, pittoriche e
polimaterismo, che attingono a loro volta a opere del passato: come il groviglio nero di Febbraio
1917-Petrograd
, dedicato alla Rivoluzione russa, o agli acquerelli nel
libro dell’antropologo Claude Levi-Strauss Tristi
tropici
. Ogni carta esalta la versatilità di Paladino, abile nel dotare di
differente peso le texture, alternando la realtà all’apparenza.


Nel complesso, l’incoerenza voluta delle differenti soluzioni formali
in mostra si riappacifica nei contenuti, a una lettura emotiva e critica,
esemplificatrice di una ricerca intimista che però non è “diario segreto” ma
racconto di un’esistenza universale, in equivoco perfetto fra trascendente e
immanente.

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dicembre 2010

Mimmo Paladino

Galleria Valentina Bonomo

Via del Portico d’Ottavia, 13 (zona largo Argentina) – 00186 Roma

Orario: da martedì a sabato ore 11-13 e 15-19

Ingresso libero

Info: tel. +39 066832766; info@galleriabonomo.com; www.galleriabonomo.com

[exibart]

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  • Più che transavanguarddia, il termine appropriato, sarebbe retroguardia, di un mix di intrighi commerciali.

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