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Fino al 12.III.2014 | Fabrizio Corneli, Tra l’infinito e lo starnuto | Anna Marra Contemporanea, Roma

di - 2 Marzo 2014
Fabrizio Corneli e la scultura, prassi costruttiva ed evanescente come in un gioco di specchi, i suoi pesi e le sue misure: una piccola antologica a partire dagli Anni ’90 – quando l’artista si afferma tra i protagonisti della sua  rinascita concettuale – fino ad oggi. Una mostra che testimonia un itinerario dove la luce è usata per dare corpo all’ombra, per indagare la percezione e i suoi aspetti rimossi e cangianti, perché proprio dal buio si manifestano le trasparenze e i colori della visione.
L’artista fiorentino incentra la sua ricerca su una riflessione sull’idea di rappresentazione, respirando da sempre quell’aria di classicità e geometria, di misura universale, nel confronto di questo paradigma con la realtà quotidiana nei suoi incidenti di percorso, la sua precarietà e casualità, la determinatezza con l’indeterminatezza, il calcolo con la sua variabile impazzita che dà luogo ad una dimensione slittante che padroneggia con acume e sensibilità.

In realtà Corneli è dalla fine degli Anni ‘70 che fa i conti col rovescio della medaglia della materia, continuando in seguito a declinare la sua poetica in termini più formali, per riprendere poi, all’inizio del decennio successivo, a occuparsi specificamente delle leggi dell’ottica immergendosi  nell’ombra, attraverso un uso particolare della luce. Con un deciso salto tecnico,  nei lavori in vetro temperato intitolati Potenziali, l’immagine che affiora dal vetro rotto, inciso attraverso la sabbiatura si legge per proiezione sulla parete, restituendo l’intrinseca fragilità insita nel materiale stesso. Le due opere che nascono da citazioni di sculture classiche, invece, partono dalla constatazione che le ombre tendano di fatto ad abbassare il livello di riconoscibilità visiva dell’immagine quando viene percepita. Corneli afferma che proprio questa difficoltà è interessante perché in un certo senso costringe a rendersi conto della lettura dell’opera attraverso un processo di consapevolezza: “Le persone hanno difficoltà a vedere, a leggere l’opera in quanto nella civiltà dell’immagine tutto è istantaneo, immediato. .. Nei miei lavori induco l’osservatore a calarsi nei meccanismi percettivi, cerco di riportare l’istanza del vedere alla sua sostanza di atto complesso e critico”
Nelle due teste di Venere dove la sfera di vetro ottico fornisce la misura mentale e il riferimento fenomenologico, affiora la capacità stringente di padroneggiare la tecnica alludendo anche a un qualcosa di  misterioso, magico che può trasformare la realtà ottica oggettiva, come nelle gocce d’acqua. Il progetto di Corneli oscilla tra grande e piccola dimensione, minimi e massimi sistemi, il tutto e il particolare, misura geometrica e casualità,  scomposizione e ricomposizione, contingenza e universalità, la forza della grande dimensione e il gusto per il dettaglio, l’osservazione minuziosa, come nell’Uovo, forma archetipica essa stessa, lavoro in cui, attraverso dei forellini praticati all’interno del guscio, il led proietta visioni simboliche, costellazioni e immagini di rinascita come lo Scarabeo Sacro egizio.
L’ibridazioni di mondi e visioni differenti manifesta una dimensione enigmatica e silenziosa come nella Finestra della moschea di Queycoun III dove da una scatola ritagliata con al centro un’alogena, si crea un’immagine per proiezione che dai quattro lati ricompone un’anamorfosi, un riflesso che crea una doppia vibrazione  inglobandoci in un’atmosfera altamente evocativa,  uno spazio ascetico potenziale e smaterializzato come nei templi millenari della spiritualità, moschee o cattedrali, o negli spazi pubblici intrisi di storia e vissuti trasfigurati e resi eterni dall’arte. Piazza dei miracoli un’ installazione che si rigenera nei vari luoghi che la ospitano,  è una sorta di lavoro alla Escher, che parte da un caleidoscopio in cui si sovrappongono tutti i raggi luminosi ricomponendo l’immagine di una tarsia romanica sul pavimento: l’artista parte questa volta dalla struttura del triangolo, ricreando una decorazione che rispetta i criteri di simmetria come nelle  tarsie romanico-cristiane rimandando altresì  ai motivi arabi, metafora dell’incrocio originario delle culture occidentali e orientali.
Infine, il piccolo lavoro di ombre a parete, che si rivela concentrandosi sulla fonte luminosa da cui emergono i due profili  simmetrici, che può essere anche quella di una candela che rende l’insieme vibratile:  un insieme che fungendo anche  da  test rivelatore, al prezzo di un piccolo disorientamento iniziale mette alla prova anche chi “l’attenzione” la sperimenta per vocazione e per lavoro tutti i giorni.
Patrizia Ferri
Mostra visitata il 16 gennaio
Dal 15 gennaio al 12 marzo 2014
Fabrizio Corneli, Tra l’infinito e lo starnuto
annamarracontemporanea
via sant’angelo in pescheria, 32 – 00186 Roma
Orari: da martedì a sabato, dalle ore 15.30 alle 19.30
Info: 06 97612389 – info@annamarracontemporanea.it

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