Lâesposizione
di Kutlug Ataman
(Istanbul, 1961) è una delle mostre che inaugurano ufficialmente il Maxxi di Zaha
Hadid. Gli otto
lavori del turco partono da una planimetria concentrica che ruota intorno a Dome, che fa da perno alle contigue
opere. Mesopotamian
Dramaturgies
affronta il tema dellâidentitĂ culturale turca, dellâasimmetria tra una
globalizzazione imposta e la persistenza delle tradizioni locali. Dome, ispirata alle volte delle chiese
cattoliche, è costituita da uno schermo che proietta direttamente dal soffitto
sulle teste dei visitatori, invitati a sdraiarsi su un comodo divano collocato
perpendicolarmente alla proiezione, dei giovani adolescenti turchi sospesi a
mezzâaria mentre, ammiccanti, fanno sfoggio degli ultimi brand e device della
moda e della tecnologia occidentale. Il
coinvolgimento dellâosservatore è la parte invariante di un corpus eclettico di
video, fotografie e installazioni. Per Pursuit Happiness, racconto di un matrimonio
obbligato di una giovane donna e dellâimposta ricerca di felicitĂ , il
televisore è posto dinanzi a unâunica poltrona, su cui il visitatore è invitato
a sedersi. In Strange Space e in English As A Second Language si è proiettati direttamente in
uno spazio schermato da pannelli che avvolgono in una visione superiore allo
standard televisivo.
Anche
laddove è il piccolo schermo a essere utilizzato, questo tende a moltiplicarsi:
Column è
unâinstallazione a spirale composta da vecchi televisori, omaggio al monumento
celebrativo romano. Gli innumerevoli schermi proiettano minuti interminabili di
volti silenziosi dei cittadini turchi cui è richiesto di guardare in camera.
Lâapparente agio percepito da questi uomini e donne con un medium cosĂŹ
invadente e il mutismo risultante mostrano ancora una volta la condizione inbetween di due culture che vanno
sovrapponendosi come forzando le tessere di un puzzle. La
visione di Journey to the Moon è dislocata in una piccola sala adiacente, ma la
continuità con le altre opere è garantito dalla scelta di una luce soffusa,
fredda come quella di un schermo televisivo acceso nella penombra, che colma
lâambiente complessivo della mostra. Ancora una volta è un contenuto e un
significato unico quanto sfaccettato come quello dellâincontro fra Oriente e
Occidente a fare da topic: trattato metaforicamente, rendendo il contrasto fra
medium fotografico moderno e forma compositiva antica e orientale (Frame), mostrando la difficoltĂ di una
lingua imposta come pacchetto irrinunciabile per la comprensione universale o
trasformando intenzionalmente la proprietĂ di significazione di un testo in un oggetto
di visione.
In The
Complete Works of William Shakespeare lâartista copia su pellicola 33 mm lâopera omnia del
drammaturgo, facendola scorrere a una velocitĂ che rende inutile ogni tentativo
di lettura lineare. Nella schizofrenia dellâidentitĂ turca rientra tutto il
bagaglio di realtĂ e finzione che Ataman porta con sĂŠ, i ricordi biografici
della sua terra, mescolando alle leggende islamiche, al sentimento arcaico e
allâinvadenza moderna le politiche di una geografia reale e di potere. Qui
Roma e Istanbul fanno a meno di un viaggio in aereo. articoli
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alle Serpentine Gallery di Londra
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mostra visitata il 20 giugno 2010
dal
28 maggio al 12 settembre 2010
Kutlug Ataman
â Mesopotamian Dramaturgies
a cura di Cristiana Perrella
MAXXI â Museo delle Arti del XXI secolo
Via Guido Reni, 6 (zona Flaminio) â 00196 Roma
Orario: da martedĂŹ a domenica ore 11-19; giovedĂŹ ore 11-22 (la biglietteria
chiude unâora prima)
Ingresso: intero âŹ11; ridotto ⏠7
Catalogo Electa
Info: tel. +39 063210181; fax +39 0632101829; info@fondazionemaxxi.it;
www.fondazionemaxxi.it
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