Tutte opere fresche fresche, quelle di Carla Accardi (Trapani, 1924; vive a Roma) esposte nello spazio di via del Portico d’Ottavia. E non solo perché sono state realizzate fra il 2006 e il 2007 –tra l’altro site specific per la galleria romana-, ma anche e soprattutto perché dimostrano come, malgrado una lunga e prestigiosa storia, l’informale abbia ancora qualcosa da dire. Una freschezza che ha la particolarità di nascere da quella che sembra la conclusione di un discorso, e che sicuramente è una chiara messa a fuoco dello stesso. Messa a fuoco che però, allo stesso tempo, non perde smalto e anzi riesce ad acquistare un respiro di vera universalità.
In questi lavori l’artista trapanese torna ad utilizzare i materiali classici della pittura “artigianale”: colori vinilici, tele di juta, esili cornici bianche a contornare il tutto. Ma, mai come in questo caso, latore del messaggio non è il medium, cioè il quadro inteso in senso fisico, ma il messaggio stesso, il valore espressivo dell’opera.
La base di tela grezza accoglie su di sé la crescita organica, quasi fosse un’entità biologica, delle spalmature di colore dense e spesse che si distribuiscono apparentemente random sulle fibre neutre. Ma la casualità a ben vedere non c’entra per nulla, proprio come nelle forme vegetali più primitive, o nelle colture cellulari: è un percorso preciso, studiato, significativo, nato per coinvolgere lo spettatore e metterlo nella condizione di darsi tutto e senza difese al rosso catarifrangente, al verde evidenziatore, al viola. Ai colori che invadono le armonie dello spazio bianco, luminoso, caratterizzati volutamente da un ipertrofico protagonismo. La sopraffazione del colore su tutto però avviene con strategia e metodo: le linee sinuose e morbide attutiscono l’effetto impattante della tinta pura, agiscono da forza centripeta contrapposta alla forza centrifuga sviluppata dall’azione straniante delle porzioni cromatiche.
Così ci si ritrova a fare i conti con la propria stessa visione, con le proprie strutture percettive, assorbendo attraverso la rètina non solo le immagini, ma anche le vibrazioni energetiche, imperiose e spiazzanti, messe in atto dai risultati di questa ricerca artistica, che ha in sé come valore precipuo anche quello di gettare uno sguardo al futuro facendo i conti con il passato.
Reculant pour meiux sauter, cita un detto francese, che può essere interpretato in due modi: più dinamico, intendendo il “reculant” proprio come un indietreggiamento che permette di accumulare energia in vista di un salto; più statico, dove il rinculo è un momento di riflessione dopo il quale si è maggiormente in grado di prendere la decisione giusta. Interpretazioni che si attagliano entrambe, perfettamente, al momento attuale del percorso creativo di Carla Accardi.
valeria silvestri
mostra visitata il 6 marzo 2006
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