Nella millenaria “lotta” tra l’uomo e la natura (amica-nemica), in cui l’uomo cerca di dominarla e la natura, ribelle e indomita, cerca di ri-trovare un proprio equilibrio, Nicola Toffolini (Udine, 1975) si pone con un atteggiamento misto di contemplazione e curiosità, di dominio e stupore. E spesso con una buona dose di ironia.
Ma la natura da lui osservata non è quella con la N maiuscola, quella dei grandi paesaggi di ampio respiro, dall’imponente vegetazione. È una natura più dimessa, quotidiana, familiare: la verde erbetta dei prati o la delicata edera rampicante, abitata da piccoli bruchi pelosi e lumachine. Guardando come attraverso una grande lente di ingrandimento, focalizza così la sua attenzione sull’universo delle piccole cose, dove, dietro l’apparente immobilità e l’assoluto silenzio, c’è invece notevole fermento e continua trasformazione. Per catturare e controllare quest’universo delle piccole cose, Toffolini costruisce delle vere e proprie “macchine”. Infatti, entrando nella galleria romana, sembra di entrare in un laboratorio, dove erbetta e edera sono sezionate, studiate, analizzate, attraverso le tre “macchine” installative, che permettono di osservarle da una distanza ravvicinata, di penetrarne -quasi- l’essenza. E, come in ogni laboratorio di ricerca, non mancano ovviamente i rapporti, i diari di documentazione, che qui si traducono in disegni di sorprendente puntualità, che richiamano immediatamente la cura al particolare dei pittori fiamminghi e la precisione degli erbari medievali. Letteralmente diari, perché alcuni disegni, posti sotto vetro su di un piccolo e alto tavolo, si dispiegano sulle pagine della famigerata Moleskine: sono la sezione progettuale, e pertanto parte integrante, dell’installazione Tre pesi e tre misure.
Nei sei disegni, con tratti di penna decisi e minuziosi, l’artista racconta come gradualmente e tenacemente, le radici delle piante si insinuano, pian piano e decise, negli interstizi delle architetture, fino ad una completa sovrapposizione all’edificio stesso. Nell’installazione un apposito meccanismo regola luce, temperatura, acqua e il passaggio di una piccola falciatrice che, periodicamente, taglia le punte dell’erbetta, che si figura regolare come una zazzera militare.
Un apposito strumento è stato creato anche per l’installazione Giù la testa vs su la testa, completato da una traccia sonora composta dallo stesso Toffolini. Ugualmente, il grande disegno Dove comincia il suono di un albero finisce il rumore del vento, è un progetto -realizzabile- in cui una grande macchina, come un grande ventilatore, con soffio costante e regolare, agevolerebbe la crescita delle piante. L’ironia, evidente nei titoli, è forte nei disegni Bruco con tenacia e Rodere al suolo, dove un peloso bruco e una famelica lumachina hanno fatto piazza pulita della graziosa erbetta, rimanendo poi abbarbicati sugli ultimi striminziti filetti d’erba.
Minuziosa descrizione delle temibili e temute “processionarie” è Senza capo né coda: un lavoro aperto perché ai tre disegni se ne possono aggiungere degli altri, un work in progress “infinito”, appunto. Nell’installazione Alta tensione dei fili di cordino rosso creano una geometrica trama in cui i rami dell’edera liberamente si espandono, come armoniosi tentacoli. Ed è impossibile non porsi la domanda: chi domina chi?
daniela trincia
mostra visitata il 28 aprile 2007
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