Fotografie che
ritraggono immagini forti, prese perlopiù dalla tivù; immagini potenti,
violente, fortemente iconiche, su cui sono presenti suoi interventi con
pennarelli, nel bisogno di farle proprie, caricarle e storpiarle. Immagini
della nostra televisione, della nostra cultura pop e trash anni ‘90 (dunque,
gli ultimi della sua vita): un calderone che comprende teschi, madonne
sanguinanti, icone della tv, del cinema, della politica, Lady D, le espressioni
del volti, i nudi, gli autoritratti, i telegiornali, le ninfette di Non è la Rai, Bob Dylan, Enrico Ghezzi,
il calcio, Lenin, la pornografia.
Questo magma
visivo e mentale raggiunge l’acme nel compulsivo e frenetico zapping
televisivo, anch’esso da ritenersi un febbrile e ininterrotto stato creativo,
registrato dallo stesso Schifano mentre parlava al telefono con collaboratori,
galleristi, amici, e mostrato incessantemente allo spettatore al termine del
percorso.
colpito da qualcosa di forte, come la sigla di Fuori Orario (il geniale abbinamento ghezziano tra le immagini de L’Atalante e la musica di Because the night), come le tremende
immagini della Guerra del Golfo, fino all’illuminante intervista ad Alberto
Moravia che placidamente ammette: “Eternità
è una sensazione”.
Come
considerare questa particolarissima installazione? Non siamo in presenza di una
personale, né tantomeno della riproposizione di un lavoro ideato da Schifano. È
il suo stesso procedimento creativo a essere qui esposto e indagato, a divenire
fatto artistico. Quest’operazione, a metà strada fra un omaggio concettuale e
un’aggiornata ricostruzione filologica della bottega dell’artista, comunque
vada letta, ha il merito di interrogare e stimolare il visitatore, oltre che a
indottrinarlo, al pari di una vera e propria opera d’arte degna di questo nome.
Sullo stesso
piano, continua il ciclo espositivo MacroWall:
Eighties are back!, progetto curato da Ludovico Pratesi che ha lo scopo di
rileggere l’arte italiana degli anni ’80 e ricontestualizzarla, grazie
all’aiuto di due critici di diverse generazioni, chiamati di volta in volta a
leggere due opere di un artista cresciuto in quegli anni e idealmente ancora
legato a essi.
Fino a dicembre
è stata la volta di Nunzio (Cagnano
Amiterno, L’Aquila, 1954; vive a Roma), che ha scelto appositamente di esporre
due opere diverse per stile, materiali utilizzati e periodi, ma simili nella
loro ricerca di interazione tra bidimensionalità e tridimensionalità. Duna (1984), gesso ricoperto di blu,
riletta da Emanuela Nobile Mino, ricorda nella forma tanto l’Italia quanto un
fungo o un ombrello. Untitled (2009),
piombo su legno e materiali poveri, analizzata da Roberto Lambarelli, è un
supporto quadrato con cinque campi verticali che crea l’effetto di una tarsia.
Passato e
presente dialogano amenamente al Macro, una stimolante palestra per gli occhi e
per la mente.
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Anni
’80 a Monza
Schifano
a Firenze
Nunzio da Persano
giulio brevetti
mostre visitate
il 23 novembre 2010
dal 25 ottobre 2010 al 12 giugno 2011
Laboratorio Schifano
a cura di Luca Massimo Barbero e Francesca Pola
dal 25 ottobre al 12 dicembre 2010
Eighties are back! – Nunzio
a cura di Ludovico Pratesi
MACRO – Museo
d’Arte Contemporanea di Roma
Via Reggio Emilia, 54 (zona Nomentana-Porta Pia) – 00198 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 10-19
Ingresso: intero € 10; ridotto € 8
Cataloghi
Electa
Info: tel. +39
06671070400; fax +39 068554090; macro@comune.roma.it; www.macro.roma.museum
[exibart]
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