E’ inarrestabile l’esercito di gechi dell’artista romano Carlo Marchetti: fino al 12 ottobre ha scelto le pareti della piccola Soligo Art Project come supporto per i suoi animaletti, che sceglie e plasma attraverso materiali tradizionali (legno e sabbia) che portano alla memoria il ricordo di antichi rituali. Tali materie si caricano di un significato simbolico nel momento in cui l’artista le informa col suo gesto creatore. Il geco di Marchetti si mimetizza al punto tale da diventare la materia stessa (la sabbia) che lo ospita, assumendosi il compito di guidare lo spettatore a scoprire ciò che si nasconde sotto la sua fragile consistenza quasi di fossile. Così, dalle distese monocrome granulose emergono le silhouettes dei rettili, che hanno subito un processo di astrazione ma non di defigurazione. Sono lì, resi riconoscibili dalla pelle scagliosa e le zampette con le ventose.
Le opere di Marchetti sono generate da un processo di progressiva stratificazione. I gechi si formano da un accumulo di sabbia e vinavil sovrapposto ad un fondo omogeneo che qua e là presenta squarci dalle cromie brillanti e vivaci rivelanti il supporto ligneo che
In definitiva, i gechi di Marchetti ci convincono per la capacità che egli ha di trasformarsi e di reinventare creativamente il supporto bidimensionale e le materie antiche e tradizionali proiettate in una dimensionale simbolica che quasi investe il geco della funzione di guida in questo trapasso di superficie in superficie, di dimensione in dimensione.
L’artista ha tracciato i suoi segni rituali sulla sabbia: spetta ora al pubblico recarsi in questo piccolo antro magico e svelarne i misteriosi simboli…
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Non ci sono andata ma mi attira l'idea che tanti animaletti dalle forme strane siano impresse nella sapete. L'arte e qualcosa che viene dal profondo. Voi cosa ne pensate?