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Fino al 12.XII.2015 | Consequences | Fondazione Giuliani per l’Arte Contemporanea, Roma

di - 10 Dicembre 2015
“Consequences” non è una mostra di Jay Heikes. “Consequences” non è nemmeno una mostra a cura di Jay Heikes. È qualcosa di diverso, un progetto che vuole essere in parte un cadavre exquis, in parte il frutto della collaborazione (anche se l’artista odia questo termine) tra Haikes e alcuni dei suoi amici e conoscenti artisti, e perciò, in un certo senso, anche una testimonianza e una traccia della vita dell’artista e del modo in cui gestisce i rapporti sociali.
Lo spirito guida sembra essere quello dell’artista Lee Lozano e della sua ostica e scontrosa via alla commistione di vita e arte, che d’altra parte è esplicitamente citata dallo stesso Heikes, come se fosse una sorta di mascotte fantasma della mostra.
Il progetto appare come il tentativo di creare una sorta di ibridazione tra mostra personale e mostra collettiva: spesso sono una serie di pretesti creativi, molto ludici invero, che Heikes ha di volta in volta suggerito ai suoi amici, a essere il punto di partenza per la realizzazione dei lavori.
A incuriosirci di più è perciò il contesto, l’idea generale, piuttosto che le opere prese singolarmente, alcune delle quali potrebbero sembrarci deboli o poco funzionanti.

Certi lavori sono di Heikes, come la coloratissima e ingombrante The Family Tree che ci accoglie in entrata, fatta di residui lignei e giacche, oppure il video Daily Rituals (Tuesday) in cui automatismi quotidiani sono trasformati in rituali immaginari. Altri sono frutto della collaborazione tra Heikes e altri artisti, come le variazioni sulle impronte lasciate da una (povera!) rana sporca di vernice sulle pagine di un libro di favole, composte in Danimarca insieme a Michael Stickrod.
Altri ancora sono stati realizzati interamente da un altro artista, seppure in un  certo modo influenzati dalla conoscenza e dalla frequentazione (a suo dire!) con Heikes – si vedano le pitture di Todd Norsten ad esempio, oppure i seducenti disegni di Justin Schlepp. Mentre in un caso Heikes ha persino invitato ad allestire una mostra nella mostra un altro artista, Conny Purtill, il cui metodo – prepara delle basi su cui invita altri artisti a dipingere – innesca una sorta di mise en abyme creativa ove artisti partecipano alle opere di altri artisti che partecipano alle opere di altri artisti.
Il risultato di questo gioco creativo e intellettuale è una sorta di patchwork, o, per usare le parole di Heikes, «un giardino in stile molto americano: ubriaco, sciocco, colorato e di gusto marginale». O anche un Frankenstein (l’opera Our Frankenstein è stata realizzata da Heikes assemblando vestiti usati che gli altri artisti gli hanno inviato) che come tutti i Frankenstein potrebbe a tratti apparirci sgradevole e incoerente.
Mario Finazzi
mostra visitata il 20 novembre
Dal 10 ottobre al 12 dicembre 2015
Consequences
Fondazione Giuliani per l’Arte Contemporanea
Via Gustavo Bianchi, 1 00153 – Roma
Orari: da martedì a sabato, dalle 15:00 alle 19:30

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