Resistenza critica sembra essere la parola d’ordine di Roxy in the Box (Napoli, 1969). Critica perché l’artista, in ogni suo lavoro, esprime costantemente una tendenza allo smascheramento di certi atteggiamenti o status sociali fittizi. Dichiarata matrice pop, ma riletta in salsa napoletana –con l’ironia e il disincanto che caratterizza lo spirito campano– muove un attacco all’omologazione e all’assoggettamento socio-culturale a modelli estetici di pura superficialità.
Resistenza perché, nell’espressa opposizione a questi fatti e comportamenti, è insita la volontà di resistere in una tale società che, ovviamente, trova il suo riflesso in innumerevoli ambienti, non ultimo quello dell’arte, preso di mira nella mostra La Svernissage.
Roxy solitamente parte dal travestimento per giocare con le declinazioni della propria identità che si trasfonde in quella collettiva, nel momento dell’inevitabile riconoscimento di certe figure. Così è stato per le opere Femminella e per KitaKKat, in cui i rimandi linguistici a famosi marchi rafforzano il suo colorato universo visivo.
Allo Studio Fontaine, invece, l’artista lascia da parte i trucchi e mette in scena un continuo vernissage. Alle pareti gli enormi ritratti delle tipiche presenze da opening: la coppia fashion, la signora sempre attaccata al tavolo del rinfresco, il finto trasgressivo. E poi lei, l’artista. Unica concessione al cambiamento d’aspetto è il colore dei capelli, nero come lo straccio con cui tenta di pulire, sverniciare. Poco considerata dagli invitati, si raffigura quasi sempre in posizione di secondo piano, intenta a portar via lo sporco malamente occultato che annerisce la pezza che ha in mano. Quasi una dimessa lavoratrice, di contro alle consuete divertenti pose della sua produzione, in cui sempre traspare una prorompete e simpatica femminilità.
Le luci stroboscopiche trasformano la galleria in una specie di discoteca, una festa accompagnata da musica trash –come il mixaggio della sigla del telefilm Wonder Woman– e un continuo, fastidiosissimo chiacchiericcio. Un ritratto del grottesco mascherato dal velo mondano.
federica la paglia
mostra visitata il 10 dicembre 2005
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una copia di MAuro Ceolin??
Viva l'asilo..! I colori...,i disegni..
Un'arte di grande spessore...!
Complimenti!
Potessi permettermelo, comprerei subito un'opera di Roxy perchè è un investimento sicuro !
Tecnica, originalità, cose così non se ne vedono mica in giro..!
e adesso tutti a copiare i contorni della foto di zio Filippo!..fatto?
ora.., con gli acrilici dipingiamo l'interno con colori vivaci. fatto..?
potete usare come sfondo anche un semplice cartoncino o la carta del pane e, se volete stupire i vostri amichetti di gioco, potete ingrandire la foto con un proiettore per poi riprodurne i contorni e fare un disegno...giganteeee!
bello vero..?
Adesso provateci anche voi e.. appuntamento al prossimo Attacco d'Arte.