Cigni, serpenti, colombe, corvi. Gli animali fanno parte del mondo di Flor Garduño (Città del Messico, 1957) da sempre, fin da quando bambina viveva con la sua famiglia in una fattoria a 25 km da Città del Messico. Ma c’è anche un’altra ragione per cui la fotografa è così interessata agli animali (è del 1987 il suo libro fotografico Bestiarium, ma anche nell’ultimo lavoro, Nature silenziose, il tema è presente): “nella mitologia messicana, come del resto in ogni altra cultura, l’uomo è strettamente legato all’animale.”, spiega. “Nella mia tradizione, in particolare, ogni uomo ha un custode che è rappresentato da un animale. Perciò in tutte le feste appare sempre l’immagine di diversi animali in forma di maschera e di travestimento.”
Una delle sue foto preferite è proprio Corvo (Messico 1998), inserita nel nucleo di 62 immagini scattate con la Hassemblad e la Leica, esposte per la prima volta nella capitale, al Museo di Roma in Trastevere (in Italia tra le mostre più importanti si segnalano l’antologica alla GAM di Bologna nel 2003 e al CCS – Centro Culturale Svizzero di Milano nel 2002).
Tutte le fotografie, rigorosamente in bianco e nero e pregne di simbolismi (“Mi piace che ognuno sia libero di viaggiare con la sua mente”, afferma l’autrice) sono state realizzate a partire dagli anni ’90 in studio tra Stabio, in Svizzera, dove vive con il marito e i figli Azul e Olin, e la casa di Tepoztlán (Messico).
Altro tema preponderante del suo lavoro è la riflessione sul femminino attraverso il corpo femminile ritratto in una nudità che rivela profonda empatia tra l’autrice e le modelle (tutte sue amiche; la bambina ritratta in Monina, Comunione e Ocelote Azul è la figlia Azul).
Alla fotografia la Garduño è arrivata passando per la pittura, allieva tra il ’76 e il ’78 alla Antigua Accademia de San Carlos della fotografa di origine ungherese Kati Horna. “Più che fare un corso tecnico di fotografia Kati ci parlava della vita. La sua era decisamente incredibile, perché era stata fotoreporter ed era stata amica di personaggi come Robert Capa, Marx Ernst, László Moholy-Nagy, Herman Weir, Leonora Carrington…”, ricorda la fotografa. Un’altra esperienza fondamentale è stata quella accanto al grande maestro Manuel Álvarez Bravo, di cui è stata assistente nel 1979. Una lezione non solo tecnica, ma di grande responsabilità verso il proprio mestiere: “La costanza nel raggiungere lo scopo, Don Miguel mi ha insegnato anche questo”, dichiara ad Exibart.
manuela de leonardis
mostra visitata il 6 ottobre 2006
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