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Fino al 14.X.2014 | B. Ingrid Olson, The vases my monitors their frames | CURA. Basement, Roma

di - 30 Settembre 2014
‹‹La scrittura è l’esercizio di scavare più a fondo in una pratica, di dare forma all’intimità esistente tra la persona che scrive e l’oggetto della scrittura››.
Così scrive Cecilia Canziani nel suo testo che fa parte, insieme a quelli di Andrew Berardini e Quinn Latimer, della personale di Ingrid Olson negli spazi di CURA.

Proprio attraverso la scrittura, i tre curatori sono stati invitati da Alex Ross ad interagire con i lavori della giovane artista per la prima volta. I loro tre testi, libere composizioni, sono quasi più una promessa di intimità, come un primo approccio, o un invito galante, racconto di quel desiderio che viene prima di ogni cosa. Con discrezione, Alex Ross ha saputo indicare un gioco di relazioni che forse invita a riflettere sulla potenziale complessità di alcuni legami – opera/testo, autore/critico, curatore/artista – e sulla loro interazione creativa.
Classe ’87, di base a Chicago, Ingrid Olson espone per l’occasione tre lavori fotografici, composizioni dove le immagini di gesti corporei incorniciano visioni fatte di doppi e di proiezioni, fotografie nelle fotografie, affastellate su una superficie caotica e perfetta.
Ma torniamo di nuovo ai testi. L’artista sceglie di ritagliarli ed inserirli come etichette adesive sulle fotografie. In questa esasperazione bidimensionale, essi non fanno da didascalie ma si aggiungono come nuovo piano dell’immagine. Non determinano il senso dell’opera ex post, inficiano nella creazione durante e accompagnano la visione poi, fondendosi senza soluzione di continuità con la  produzione dell’artista.
Tale complessa rete di senso e relazioni, di immagini e parole, è piantonata nello spazio da due sculture: suggerimenti, spiega l’artista, moniti per lo spettatore. I Diagrammi sono strutture d’acciaio dalla forma quasi a clessidra, piantati a terra, ma la cui superficie superiore rimane vuota ad aspettare di sorreggere qualcosa. Al centro, nello spazio più stretto, due piccole teste in gesso bianco. Come una proiezione dello schema bergsoniano di percezione e memoria, il volto di gesso bianco della scultura è come l’asterisco rosso nelle mappe: Voi siete qui. È l’istante della percezione, il tempo presente, mentre la vuota superficie dedicata alla memoria, poco più in alto, aspetta che arrivi il suo turno.

Roberta Palma
Mostra visitata il 18 settembre
Dal 18 settembre al 14 ottobre 2014
B. Ingrid Olson, The vases my monitors their frames
A cura di Alex Ross
CURA.basement
Via Ricciotti 4, Roma

Nata ad Aversa nel 1988 si è specializzata in arte contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con diverse realtà di Roma e Milano, dalle gallerie al no-profit. Dal 2013 al 2015 fa parte del collettivo internazionale 7x8curators. Attualmente parte di un progetto di ricerca didattica presso il Mart di Rovereto, collabora con Exibart dal 2014.

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