Mai avremmo pensato di vedere un uomo duro, quasi feroce, che vive di cazzotti, dati e presi, invocare indifeso l’amore e l’aiuto del Signore, come recitano i brani tratti dai Salmi di Davide riportati sotto le sue foto. Eppure, è questo il Mike Tyson che ci presenta David Fagioli.
Nelle fotografie del pugile insanguinato, rubate dalla tv e riportate su sculture a parete che riproducono,appunto, schermi televisivi, è mostrato un uomo lontano dall’immagine vincente degli anni passati; è rappresentato
E’ il ritratto di un eroe negativo perché mai omologatosi, perché sempre sfuggito ai dettami del vivere sociale. Uscito dai ghetti, grazie al talento e al sacrificio, slittato ai vertici della fama e del successo, Tyson non si è mai piegato ad esser inquadrato in schemi sociali predefiniti, ed è questo che affascina Fagioli: il cattivo ragazzo, quello della strada, una costante nella sua produzione.
Le sue sculture (perché Fagioli è soprattutto uno scultore) ricreano i volti, rudi ma sinceri, della periferia urbana, le sue teste sono quelle del coatto di borgata, dalle fattezze dure, dalla fronte alta, dagli zigomi pronunciati ed i capelli ingelatinati, in una rilettura ironica dell’arte classica.
Ma non c’è ironia in quest’omaggio a Tyson, direi piuttosto che l’artista lo rappresenta con grande tenerezza ed ammirazione per la sua genuinità, per il coraggio d’essere se stesso fino in fondo, sino al massacro. Ed allora lo eleva ad angelo nella seconda sala della galleria, in cui il bassorilievo bianco su fondo
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