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Fino al 15.II.2015 | Gianni Politi – Tra queste sale (Malandrino) | GNAM – Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma

di - 25 Gennaio 2015
“Malandrino”, è il sottotitolo di questa mostra che si inserisce nelle sale dedicate alla pittura tra 1800 e 1885 della Gnam e colma l’assenza dovuta al restauro o al prestito di alcune opere, attraverso la pennellata impregnata di memoria ma incisiva e nuova di Gianni Politi (Roma, 1986). È una «invasione pacifica», come la definisce la curatrice della mostra Paola Ugolini, compiuta quasi con l’impavida curiosità di un bambino: “malandrino”, infatti, era il modo in cui il padre chiamava nell’infanzia l’artista, che “tra queste sale” è cresciuto, fino a viverle e a farne parte in prima persona. Il giovane pittore romano percorre in parallelo storia dell’arte e storia personale, confrontandosi con questo passato e ricreandolo nelle sue opere. Una serie di carte intelate dipinte con tecnica mista viene interposta a paesaggi, ritratti, sculture della tradizione italiana, e a sua volta rappresenta «paesaggi mentali e narrativi».
La transizione dalle opere dell’arte figurativa dell’Ottocento e dei primi del Novecento, all’interiorità dell’immaginario contemporaneo, avviene con naturalezza, utilizzando il comune strumento della pittura, ma in modo diverso e per questo sorprendente. Il tenero incontro di corpi e contorni sfumati de I due cugini di Tranquillo Cremona si trasforma in puro incontro di colori in Relais di Politi, accostato all’opera ottocentesca. Lo sguardo fisso e vuoto della madre del Basso Marini, ritratta da Giovanni Carnovali (detto il Piccio), trova corrispondenza in Relais II, dove il centro del quadro è uno spazio vuoto e i toni scuri della cornice prendono il sopravvento.

Altri confronti coi ritratti realizzati da Andrea Appiani e Filippo Agricola sono presenti nella sala 5, dove sono esposte anche opere di grandi dimensioni, denominate Racconti, in cui Gianni Politi rappresenta le fasi di preparazione dei suoi lavori. Lo Studio per nudo dell’artista romano dialoga con le donne ritratte dai macchiaioli, mentre Kunitinuk è incastonato tra La madre dell’ucciso, scultura di Francesco Ciusa, e Carminella di Antonio Mancini, richiamando le labbra serrate della prima attraverso lo spazio della tela che sembra sigillato, e il candore della seconda per la luminosità dei toni usati. Il paesaggio viene scomposto e ricomposto, quasi come un collage, in 100 x 150, oasi astratta tra la Campagna di Salerno di Achille Vertunni e i Ruderi di un mondo che fu di Federico Cortese, oppure diviene una suggestione come nei potenti accostamenti cromatici di Mare d’inverno o nelle sfumature opalescenti di G and G Fucking.
Tra il ritratto di Luisa Sanfelice in carcere di Gioacchino Toma e Alabastro di Gianni Politi si crea una vicinanza intensa ed intima: l’angolo di luce formato sulla tela dal nostro contemporaneo è lo stesso che rischiara la cella carceraria della rivoluzionaria napoletana, riprendendo la postura della donna, intenta a tessere le fasce del nascituro.
Affiancando le correnti classiche e quelle romantiche con la passione dello studioso e l’agilità e l’irrequietezza del giovane pittore, Gianni Politi fa emergere l’arte nella sua essenza: sempre mutevole, sempre contemporanea.
Annamaria Serinelli
mostra visitata l’1 dicembre 2014
Dall’11 ottobre 2014 al 15 febbraio 2015
Gianni Politi – Tra queste sale (Malandrino)
GNAM – Galleria Nazionale di Arte Moderna (sala 10, 09, 08, 06, 05, 04)
Viale delle Belle Arti, 131 – 00196 Roma
Orari: martedì – domenica dalle 8.30 alle 19.30
Info:  www.gnam.beniculturali.it

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  • Curioso. Questo confronto in un museo mi fa pensare alla necessità di un padre, un po' quello che Recalcati definisce "Complesso di Telemaco" ossia l'attesa di una paternità che diriga, giustifichi e conforti. Sembra in un certo qual modo la pratica già messa in atto nella mostra londinese di Flavio de Marco alla Estorick Collection nel 2009, ma rispolvera anche una tappa obbligata della formazione del pittore del XIX Secolo. Nello specifico, però, per capire di cosa si tratta bisogna vedere la mostra, senza pregiudizi.

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