Categorie: Cinema

Tabù Egon Schiele: arriva al cinema il docufilm sull’artista dello scandalo

di - 11 Aprile 2026

Un artista che continua a perturbare – e ad ammaliare – il nostro sguardo, a distanza di oltre un secolo. Arriva nelle sale italiane il 20, 21 e 22 aprile Tabù. Egon Schiele, docufilm diretto da Michele Mally e prodotto da 3D Produzioni e Nexo Studios, nell’ambito della rassegna La Grande Arte al Cinema. Un progetto che si propone come attraversamento visivo e concettuale dell’opera e della figura di Egon Schiele, tra i protagonisti più radicali dell’espressionismo europeo.

Il film si struttura come un viaggio tra Vienna e Praga, città che tra Otto e Novecento rappresentano un crocevia di tensioni culturali, politiche e artistiche. Attraverso materiali d’archivio e una narrazione evocativa affidata all’attrice Erika Carletto, il racconto restituisce un contesto segnato da profonde trasformazioni, in cui la ricerca di Schiele si sviluppa come gesto di rottura rispetto ai codici estetici e morali del tempo.

Egon Schiele, Self-Portrait with Chinese Lantern Plant, 1912 © Leopold Museum, Vienna

Il punto di partenza è l’atelier dell’artista, lo spazio condiviso con Wally Neuzil, compagna e figura centrale nella sua vicenda biografica e iconografica. Da qui si dipana un percorso che mette al centro i temi dell’eros, dello scandalo e della rappresentazione del corpo, elementi che definiscono la sua produzione giovanile e che ancora oggi mantengono una capacità di perturbazione difficilmente neutralizzabile.

Snodo decisivo del racconto è il 1910, anno in cui Schiele definisce un linguaggio autonomo e riconoscibile. A fare da controcampo simbolico, il passaggio della cometa di Halley, che nel film assume la funzione di elemento connettivo tra tempi e geografie. È in questo scenario che si inserisce anche la figura di Franz Kafka: un accostamento ipotetico, mai storicamente verificato, ma utilizzato come dispositivo narrativo per mettere in relazione due immaginari affini, entrambi attraversati da tensioni oniriche e da una persistente inquietudine.

Egon Schiele, Young Mother, 1914, Photo Birgit and Peter Kainz © Wien Museum Vienna

Il docufilm si muove così tra storia e interpretazione, fino a raggiungere il 1918, anno della morte di Schiele e di Gustav Klimt, ma anche della dissoluzione dell’Impero austro-ungarico. Una soglia storica che segna la fine di un mondo e l’inizio di un’altra modernità, dentro cui l’opera dell’artista continua a trovare risonanza.

A margine della ricostruzione biografica, Tabù. Egon Schiele affronta un’indagine sulla persistenza di alcune questioni: il rapporto con il corpo, l’ossessione per la morte, la tensione tra identità e dissonanza. Elementi che rendono Schiele una figura ancora attuale, capace di sollecitare nello spettatore una risposta non pacificata.

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