Buona la prima, come si dice. Antonio Battaglia presenta il suo spazio romano –a sorpresa su due livelli– puntando su una convincente Donatella di Cicco (Napoli 1971; vive a Milano e Napoli), qui in versione video più foto. Stanchi della retorica documentarista in punta di forchetta? Un rimedio c’è: sprofondare anema e core nella porta accanto e giocarsi comunque la carta insidiosissima del reportage.
Ecco, allora, Dolls, un video che chiama in causa una pattuglia di giovanissime come tante; ed ecco, di rimbalzo, le stesse ragazze che campeggiano in grandi stampe fotografiche, su fondo nero, una ad una (Dolls, ancora), fino al climax della foto di gruppo. Dispiace soltanto, a proposito di titoli, per quel Life opportunity che si vorrebbe sardonico e che invece, al cospetto di una partitura così compatta da poter vantare un titolo secco e basta –una stessa machtwort ovunque ti giri–, sa di paravento posticcio e finisce suo malgrado in zona politically correct. Un autogol del curatore?
Il video è lungo più di mezz’ora e la dice lunghissima. Riferisce di quante, nel casertano, fanno la spola tra camerette allestite come set e sfilate di moda che si rivelano sagre, in un’atmosfera in bilico tra il luccichio della tv spazzatura e le suggestioni da realismo plumbeo del film L’imbalsamatore. Interviste a domicilio, tranche de vie in salsa reality, tramonti da interpretare in spiaggia sulle note dolciastre di “All by myself” (località Mondragone, sguardo trasognato benché l’orizzonte sia alle spalle). Tutto quanto racconta, in presa diretta e senza moralismi (né, viceversa, cinismo), di (comunissimi) sogni griffati e di (comunissime) pose grifagne; tutto quanto di una generazione capace di ostentare in un sol colpo il glamour, le occhiatacce alla Tyson e i ferrei propositi di metter su famiglia.
Qua e là si respira comunque a pieni polmoni, grazie a una visionarietà sottile che tira le fila del discorso –una versione al maschile della stessa mostra non ne sposterebbe di un millimetro gli esiti– senza correre a puntare il dito contro il mediascape cattivo. Come in quel ralenti straniante in cui le aspiranti divette incedono nel buio e, riprese dal basso, appaiono più che altro un esercito in marcia.
E le grandi foto senza sfondo? Radioscopie di maschere nude e (improvvisamente) senza tempo, buie e grottesche quanto basta per sfidare il tempo che verrà ad aggiornarne i connotati. Qualcuno cercava un’anti-Beecroft?
pericle guaglianone
mostra visitata il 16 febbraio 2006
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brava donatella...ma artisti che lavorate con battaglia mi sa che vi state un po omologando
ho visto la mostra di abbate ho visto quella della glorioso quella di donatella ecc ecc il vostro lavoro è ottimo forse un po troppo madaiolo quello della glorioso ma tutti stampate e montate il lavoro allo stesso modo ,ma forse battaglia ha un cugino o forse uno sconto particolare oppure ecco ci sono l'esecutore prima o poi sarà pagato dal committente si come tuutti i suoi artisti che non vedono una euro eppure aprono gallerie un po ovunque...
a me sembra più un'ANTIMINCHIA..! non te se fa!
la mia non è invidia in primis non sono un artista ma semplicemente mi piace l'arte
e poi mi sembra di aver detto che sono bravi
ma è pur vero che sono tutti presentati allo stesso modo.
invidia brutta bestia.
basta torniamo amici come prima.
un abbraccio a tutti.
quelli della glorioso sono esclusivamente light box e videobox di piccole dimenzioni ed e' una mostra a carattere installativa.Quelli della di cicco foto appese in maniera tradizionale e pulita perfette per quello che doveva dire per niente installativa ma descrittiva e narrativa e video proiezione a parete .abbate poi lo conosciamo a milano ha presentato un ennesima operazione di denuncia diversa dalle sue precedenti e che credo coclusa li.
un po differente non credi?
carissimo "appassionato".
mi sa che ti sei distratto un po'.
stampa lambda su alluminio e plexiglas
ciao maestro
Dario Pavesi interviene sempre con l'arroganza di chi detiene l'altissima incontrastabilissima verità, con giudizi sul modo di scrivere un articolo e precisazioni spesso inutili sul contenuto.
Sinceramente un elemento inutile e fastidioso, come tanti.