La grande professionalità di un regista-artigiano come Alessandro Blasetti, artefice di alcune delle più memorabili pellicole italiane della prima metà del Novecento, è centro focale di una mostra presso il Museo di Roma in Trastevere. Essa è tesa ad omaggiare e celebrare il personaggio, il mito incrollabile, l’uomo. “Lassù, a mille metri d’altezza, su una poltrona Frau saldamente avvitata alla piattaforma della gru, gambali in cuoio, foulard di seta, un elmo in testa e tre megafoni, quattro microfoni e una ventina di fischietti al collo, c’era lui, Alessandro Blasetti, il Regista…”: questo il ricordo di Fellini che, in una sintesi
Diversi i materiali che, all’interno dell’esposizione, costituiscono le tappe conoscitive dell’opera del regista: dalle locandine, ai disegni, dai manifesti stradali, agli oggetti presenti sul set. E poi ancora riprese dalla piattaforma, bozzetti di costumi, cartoline dei film, elaborazioni digitali su tela, in cui si avvicendano scene tratte dalle sue opere e primi piani di attori resi divini dalla sua macchina da presa. Tali materiali, però, non rimangono puro documentarismo circa il processo creativo che sta alla base del lavoro di regia. Essi, bensì, riescono ad elaborare, grazie alla loro straordinaria forza espressiva, un diverso tipo di informazione, utile ad inquadrare con lucidità il periodo storico-politico, le varie fasi dell’evoluzione del cinema italiano, la rivoluzione della tecnica cinematografica del tempo.
Alessandro Blasetti, come autoritario demiurgo del set, infaticabile cultore della grandeur cinematografica, viene analizzato sotto le varie spoglie del militante politico nell’ambivalente rapporto col fascismo, del regista attento ai sentimenti più tradizionali ed intimi del popolo italiano, del maestro di indiscutibile autorevolezza nella realizzazione di ogni singolo film.
Tutte le sue opere, come creature variamente riflesse nel panorama del cinema nostrano, assurgono a perfetto esempio di quel doppio livello di fruibilità che ogni autentica opera d’arte dovrebbe possedere: facile consumabilità nel tentativo di non annoiare mai il proprio spettatore-committente e, d’altra parte, anche elevazione culturale, offerta d’un messaggio profondo nella sua complessità e di non sempre ovvia decifrazione.
laura messina
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