Presso il Complesso del Vittoriano, una mostra sopra le righe e al di fuori d’ogni stile, un movimento sinuoso di corpi scultorei, spirali di successo ed attimi di eterna eleganza atomizzata in 160 frammenti, tanti quanti sono i volti di donne bellissime che si sono prestati all’obiettivo di Vogue. Dietro alla macchina fotografica, l’occhio geniale di un artista di calibro internazionale, Steven Meisel, che ha realizzato le copertine dell’illustre rivista dal 1988 ad oggi. Una ricerca durata 14 anni, in cui la lente si è sempre mostrata mutevole, cangiante nel pedinare coraggiosamente l’evoluzione della moda, intesa sia come mostra d’abiti e make-up, sia come concetto. Una
Inizialmente l’indossatrice è vista come manichino spersonalizzato, dal volto semplicemente piacevole, privo, come disse Cecil Beaton , di ombre e sottotoni: volti di madreperla, visi angelicati dai lineamenti delicati e neutri.
Ma passano gli anni e muta la lente, l’effetto controluce, la tecnica si evolve attraverso i filtri e così si avverte anche l’emancipazione femminile. La modella ora non è più semplicemente una mannequin. Si instaura un nuovo canone, quello di incarnati che spaccano l’obiettivo per quel filo di perversione ed ambiguità che racchiudono in sé, tra naso e labbro, tra sciarpa e minigonna, in cui è la personalità della donna a farla da padrone.
E si giunge ad oggi, alla moda intesa non più come dettame estetico universale, bensì come punto di partenza per la creazione di un proprio modo di ideare l’immagine che ci personalizza nel mondo. Un inno alla trasgressione dai modelli proposti. Taglio netto con gli stilizzati cliché.
Liza Minelli, Amber Valletta, Kate Moss, Stella Tennant, Kristen McMenami, Courtney Love, Carla Bruni: icone imbrigliate nel tanto anelato fashion system tra stile pretty-chic, grunge, mood supersexy, ostentazione edonistica, minimalismo inizio anni Novanta, luxurious, chic simple o bad taste.
Attraverso gli scatti di Steven Meisel, si chiarifica la personalità degli anni, dell’epoca che ha prodotto quel singolo frame e le copertine, come superficie visibile di una bellezza tattile, dettano l’anticonformismo della storia del costume.
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Ciao Laura, ho letto il tuo articolo sulla mostra di Vogue e l'ho trovato molto interessante, con spunti che forse solo una donna poteva cogliere (ad esempio i dettagli sensuali del corpo che fai notare). Ti faccio i miei complimenti. Io ho visitato la mostra alla fine di luglio, e ho scritto anch'io un articolo che trovi qui: http://www.cultframe.com/26/647/2348/articoloa.ASP.
E' curioso per me vedere le somiglianze tra la tua bella analisi e la mia, segno che certi influssi della moda arrivano forti e chiari. Brava! Ciao.
Ho purtroppo constatato a mie spese che la durata "fino al 15/IX" non è esatta: sono andata a visitarla il 4/IX ed è già smantellata.