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Fino al 15.IX.2013 | Candida Höfer | Roma, Galleria Borghese

di - 18 Giugno 2013
Un progetto che si aspettava da tempo quello di Candida Hö‬fer alla Galleria Borghese, che ora trova spazio nel museo romano grazie a Mario Codognato e alla gallerista Marina Minozzi, nonché all’aiuto di Telecom, che non è stato solo uno dei tanti sponsor ma un vero e proprio partner, seguendo l’operazione della fotografa tedesca dal principio, e che promuoverà nella Galleria una serie di conversazioni d’artista.
Un incontro speciale, dunque, tra uno dei più grandi obiettivi internazionali e il museo che Antonio Canova, nel XVIII secolo, aveva definito il più bello del mondo.
Ma andiamo per gradi: sono cinque anni che la Galleria Borghese ha deciso di aprirsi al contemporaneo, collaborando prima con il MAXXI e poi con Gagosian, di cui si sono visti recentemente i frutti con Thomas Hauseago, ma già dall’origine della galleria, come era nelle intenzioni di Scipione Borghese quando iniziò la sua collezione, le opere raccolte dovevano essere site specific, pensate appositamente per quello scrigno prezioso che è il museo romano.

Un’interpretazione del “pensiero” del padrone di casa che la direttrice, Anna Coliva, ha deciso di attualizzare chiamando artisti di oggi, non per leggere l’antico, ma per dialogare con le opere conservate e diventate parte della storia dell’arte.
Anche la Höfer non è stata da meno, scattando direttamente in Galleria, tra le diverse collezioni, per diversi giorni. Quasi un omaggio all’idea del Cardinale, che voleva realizzare, nella sua ossessione di avido collezionista, una grande opera totale. E chi meglio di un artista può avere gli occhi giusti per raccontare l’arte attraverso altra arte, tentando di mettere ordine nello straniamento di trovarsi in un ambiente dove è collezionato tutto il “best of” di un’epoca?
La miccia che ha permesso l’invito al museo? L’occasione è stata data dalla mostra “I Borghese e l’antico” nel 2011, un evento straordinario ma effimero, che aveva raccolto – per una seconda volta – le centinaia di pezzi che Camillo Borghese donò (o fu “invitato” a donare al Louvre nel 1807, e che attualmente sono conservati nel museo parigino. Perché va ricordato che il nucleo di arte antica del Louvre era partito proprio dalla collezione dei 500 pezzi di arte greca e romana di Scipione Borghese. Anna Coliva e l’attuale direttore del Museo francese, Jean-Luc Martinez, all’epoca sovrintendente al dipartimento di antichità, avevano deciso di rimettere insieme, per quattro mesi, il sogno del Cardinale, e con un prestito temporaneo si era potuta riallestire la galleria. Ed ecco che qui arriva l’invito di Codognato alla Höfer, allieva dei Becker, per portare a Roma le sue celebri immagini che mostrano quei luoghi concepiti per accogliere il pubblico, ma svuotati dalla presenza umana, trasformando la galleria Borghese deserta in un sogno, anche per gli spettatori. Candida Höfer è riuscita, infatti, ad inserire in ogni singola delle sette immagini esposte tutta la bellezza del museo.

Si intravede Paolina Borghese, unica figura “umana” così come la sagoma del Ratto di Proserpina, e lo splendido Ermafrodita di epoca greca, per seguire invece, in un unico scatto, dove sono presenti la Madonna con Bambino del Botticelli, La Pietà di Andrea del Sarto, un dipinto del Guercino e di Frà Bartolomeo, allineati sulla stessa parete: ed è quasi più intenso vederli nella perfezione statica che dà la fotografia piuttosto che “dal vivo”, come spettatori distratti continuamente dalle altre meraviglie del luogo.
Una tradizione, quella del lavoro della Höfer, che viene anche dal ritratto delle ville, seguendo gli esempi di Charles Percier, architetto francese che due secoli fa venne in Italia a disegnare le maestosità architettoniche del Belpaese, compresa la Galleria romana. Una riproposizione che dà oggi una nuova visione di un luogo, stavolta  offerto come un’immagine che deve essere ammirata, come il fondo dorato di una Madonna del Trecento che si offre da “paesaggio”, per un’estasi dello sguardo. Anche in questo caso, usando la macchina fotografica come lo strumento per creare un mondo più vero del vero, il risultato è un’immagine che è sì un simulacro, una reliquia, ma anche un iper-perfezionamento della realtà. Ed è per questo che la mostra di Candida Höfer gareggia con la stessa Galleria Borghese nel racconto che lo stesso museo fa di sé.
Paola Ugolini – Matteo Bergamini
mostra visitata il 17 giugno 2013
Fino al 15 settembre 2013
Candida Höfer
a cura di Mario Codognato, Anna Coliva e Marina Minozzi
Galleria Borghese
​Piazzale Scipione Borghese 5, Roma
Orari: Dal Martedì alla Domenica dalle 9.00 alle 19.00 Lunedì chiuso
ingresso intero € 13,00 ridotto € 8,50
Info: 068413979, www.galleriaborghese.it

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