Memoriae Cartoni Raphaelis, installation view
In un dialogo aperto tra passato e presente, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana apre la sua collezione permanente a Memoriae Cartoni Raphaelis, opera dell’artista brasiliano Sidival Fila. Un lavoro sensibile che accompagna il visitatore in un viaggio spaziale e temporale, che parte dal cartone preparatorio per l’affresco della Scuola di Atene di Raffaello, dipinto nella Stanza della Segnatura, una delle quattro Stanze Vaticane all’interno dei Palazzi Apostolici.
La genesi dell’opera risale al 2019, quando il cartone, a seguito dell’intervento del Louvre, rientra in Italia dalla Francia, luogo nel quale era conservato sin dall’epoca delle sottrazioni napoleoniche, si era separato per ragioni conservative dal tessuto in lino che lo sosteneva. Nello stesso periodo viene inaugurato il nuovo allestimento della Sala del Cartone di Raffaello, cui oggi si vede affiancato l’intervento di Fila. Come sottolinea Stefano Boeri, l’opera «si inserisce come un colto contributo artistico alla comprensione del cartone preparatorio per la Scuola di Atene. Ricucendo e mettendo in evidenza pieghe e segni del tempo sui frammenti del tessuto utilizzato in epoca napoleonica per proteggerlo, il mosaico di Sidival accompagna con sobria eleganza l’opera di Raffaello».
Frate minore francescano e artista, Sidival Fila orienta la propria ricerca a partire da materiali in disuso, in particolare tessuti, tra cui lino, cotone, seta, canapa, broccati, materie segnate dall’usura del tempo. La sua opera si fonda su un gesto di sottrazione e riattivazione: liberati dalla funzione originaria, questi materiali vengono restituiti a una nuova possibilità espressiva, capace di mettere al centro il rapporto diretto con la materia, intesa come luogo di memoria e stratificazione: attraverso interventi minimi, l’opera non impone una forma, ma lascia emergere una voce già presente, inscritta nelle fibre e nel loro vissuto.
L’opera agisce sul piano della materia e della memoria del lino di Raffaello: segni impressi, cicatrici, tracce del tempo e della storia – antica e recente – emergono nella trama e nell’ordito attraverso piccole macchie, muffe e segni di umidità. «Con Memoriae Cartoni Raphaelis, Sidival Fila mostra la sua capacità di far parlare la materia, lasciando che siano le tracce del tempo a farsi racconto e memoria viva. (…) L’Ambrosiana accoglie questa opera nella propria collezione permanente come segno di una tradizione capace di rinnovarsi nel confronto con la ricerca contemporanea», afferma Alberto Rocca, direttore della Pinacoteca Ambrosiana.
All’interno della sala, il visitatore si muove tra due emisferi della stessa storia: da un lato il cartone preparatorio, dall’altro l’installazione–polittico di Fila, composta da cinque pannelli per un totale di circa 3×6 metri. Qui l’intervento dell’artista si dispiega attraverso tagli minimi, cuciture, strappi ricomposti, tensioni e pieghe che esaltano la poetica della materia, instaurando un dialogo diretto con l’opera di Raffaello.
Il cartone, il cosiddetto ben finito, è il grande disegno preparatorio a grandezza naturale dell’affresco. Composto da 210 fogli uniti in una superficie di circa 8×3 metri, esso contiene tutte le informazioni necessarie alla realizzazione pittorica: dalle espressioni dei volti al chiaroscuro, fino alla definizione della luce. Il disegno veniva forato lungo i contorni delle figure per essere trasferito su un secondo cartone sottostante, poi suddiviso in “giornate” e ripassato con polvere di carbone, così da riportare il tracciato sulla parete. Il ben finito veniva invece conservato e utilizzato come riferimento durante l’esecuzione dell’affresco.
In questo contesto, la Sala del Cartone si definisce come uno spazio sospeso, quasi contemplativo, in cui luce e silenzio concorrono a restituire la dimensione più essenziale e spirituale delle forme. L’intervento di Fila si innesta in questo equilibrio come un dispositivo sensibile, capace di attivare risonanze e di intensificare il dialogo tra passato e presente, tra pratiche di conservazione e possibilità di nuova creazione.
«L’opera permette di instaurare un dialogo tra il capolavoro e la sua storia, fatta anche di traumi e vicende drammatiche, secondo la sensibilità di un maestro contemporaneo. Siamo certi che i visitatori saranno colpiti dalla poesia che questo accostamento è in grado di suscitare», conclude Andrea Canova, Presidente della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
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