Il primo “soccorso artistico” di inviati nella città di Beslan ha prodotto un lavoro con la forza di riassumere la tragedia e superarla al contempo. Il dipartimento della Protezione Civile Italiana sotto supervisione di Marta di Gennaro l’anno scorso ha scelto di portare alcuni artisti in Ossezia, tra i sopravvissuti alla tragedia della scuola.
Pietro Ruffo (insieme a Nicolaj Pennestri, Maurizio Savini, Massimiliano D’Epiro e Olimpia Imperiali) ha trascorso diverse settimane con i bambini per contrastare nei media la sensazione di voler rappresentare solo la gravità delle conseguenze del massacro.
Nei muri crivellati di proiettili bruciano ancora le ferite, ma nonostante la struttura della scuola mostri tutto l’orrore ricevuto, i bambini e le madri stanno imparando a dimenticare. Accanto ai momenti di socialità e ai workshop di pittura per i piccoli, ogni artista ha prodotto un lavoro. Pietro Ruffo ha cercato anzitutto di rintracciare la presenza del conflitto nell’impatto della forza storica riassunta con prepotenza da muri, pavimenti e soffitti scardinati. Per attenersi al metodo che da diversi anni caratterizza il procedere del suo lavoro, qui l’artista ha lavorato con l’idea di una doppia mappatura del territorio.
La galleria diventa il luogo dove portare la struttura della scuola, come evoluzione rispetto alle serie topografiche precedenti di Ruffo che partivano da un’analisi della configurazione geografica dei territori di guerra, turbati da bombardamenti. Se nelle fotografie satellitari l’artista raffigurava crateri astratti e restituiva il senso dell’operazione nei titoli delle zone infestate dalla Guerra, qui si è ricorso alla mappatura dei luoghi dove ha più colpito il conflitto tra gli Osseti di Beslan e gli Inglusceti. Da una parte dunque le incantevoli montagne con una serie di tele grande formato quasi monocrome, elementi super partes algide e sublimi, sopra cui i caratteri in cirillico paiono schede di classificazione della natura nei sentieri che si incontrano a 2000 metri. Dall’altra il lavoro che sviluppa nella ricostruzione in scala 1:1 l’interno delle mura della scuola dopo l’attentato. Il disegno a matita ricrea la distruzione delle strutture portanti della scuola sopra colonne di carta da lucido. L’idea del rotolo muove i muri e li rende dinamici, l’installazione è stretta, lo spettatore è schiacciato.
Dal punto di vista architettonico Ruffo realizza una struttura autoportante solo mediante carta da disegno: niente gesso, legno, ferro, chiodi. Solo carta. I fogli arrotolati diventano addirittura portanti e strutturali, il senso di perdita si sbilancia verso l’ambizione alla ripresa.
raffaella guidobono
mostra visitata il 20 aprile 2006
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