I Camini di fata della Cappadocia e i Sassi di Matera, fotografati a trent’anni di distanza gli uni dagli altri. La personale di Rodolfo Fiorenza (Roma, 1944) è pienamente incentrata su questo dialogo paesaggistico e temporale, che vede le rocce farsi protagoniste a scapito della presenza umana, relegata nell’ombra. Eppure ad attrarre il fotografo è proprio la possibilità di abitare luoghi tanto impervi quanto affascinanti. A catturare la sua attenzione sono quegli angoli in cui l’edilizia sembra farsi tutt’uno con l’architettura naturale, assecondandone le insenature, seguendo le curve del paesaggio tufaceo. Gli scatti di Matera risalgono al ‘76, piccole abitazioni si stagliano sulle pendici dell’altura, incastonandosi nel sostrato roccioso. Il bianco e nero autentico conferisce un quid di storico alla ripresa fotografica, mentre il silenzio sembra calare sull’intera composizione. È calibrata invece la saturazione dei neri negli scatti in digitale realizzati in terra turca, laddove la densità atmosferica risulta quasi palpabile e gli effetti pittorici si affacciano con prepotenza nella resa fotografica. Dall’originale a colori l’artista ricava l’espressività del bianco/nero, facendo –per citare Ansel Adams– del “negativo” lo spartito e della stampa la performance. Il risultato è un susseguirsi di curve che accentuano gli effetti chiaroscurali disegnando un paesaggio fantastico, quasi disneyano.
La scelta dell’inquadratura varia dal campo lungo alla visuale ravvicinata, che meglio si presta a mettere in luce particolari quali la vegetazione spontanea a ridosso dei grandi massi o le fessure che indicano insediamenti abitativi. Le ombre che danno il titolo alla mostra sono quelle ricavate dai giochi di luce, ma ombrosa è anche la presenza umana, evocata dalle rade costruzioni seppur invisibile nel frame.
L’erosione modella le rocce come fossero sculture naturali, dando vita alle “gobbe” di cui parla Pasolini nella poesia del ’69 citata in catalogo. Ma tali strutture effimere divengono luogo di insediamento permanente, sfida che l’uomo muove alla potenza della natura e agli agenti atmosferici. La scrittura con la luce cattura luoghi dove è lampante una compenetrazione dell’elemento antropico con quello naturale. E dove il silenzio regna indisturbato, trasformando paesaggi reali in malinconiche utopie.
alessandra troncone
mostra visitata l’11 aprile 2007
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