Setting the Scene è un progetto ideato da tre giovani curatrici (Cecilia Canziani, Adrienne Drake, Athéna Panni) e coinvolge quattro artisti internazionali: Slater Bradley (San Francisco, 1975), Cindy Smith (New York), Johanna Billing (Jönköping-Svezia, 1973) e Rä di Martino (Roma, 1975). La mostra, divisa in quattro atti, è pensata per creare un percorso unico che si snoda tra diversi spazi istituzionali che promuovono la cultura a Roma. Gli artisti, attraverso il video, si muovono tra storia e attualità riflettendo sul rapporto, a volte difficile e controverso, che lega l’individuo al tempo e alla società in cui vive.
La Discoteca di Stato, che raccoglie la memoria sonora del nostro Paese, ospita Intermission di Slater Bradley. Il video, che ha come protagonista un Michael Jackson solitario e smarrito, esprime un profondo sentimento di malessere. I testi e le voci di sottofondo dei bambini simboleggiano un passato idealizzato e ormai perduto che l’artista/protagonista continua affannosamente a ricercare.
A Cindy Smith il video è stato commissionato proprio dalle curatrici. La suggestiva location dell’Accademia Filarmonica Romana diventa il set di Homage A, un lavoro in cui l’artista prosegue una ricerca sul genere horror cominciata un paio di anni fa al P.S.1 di New York e che andrà a comporre una trilogia. Tre gli elementi fondamentali presi in esame: il film horror italiano, la teoria del film e le teorie di genere. Chitarra acustica e voci infantili del coro fanno da soundtrack ad un unico piano sequenza girato con una steadycam. Innocenza e mistero si miscelano in un’atmosfera che segue la macchina da presa mentre ruota insidiosa intorno al padiglione-set.
Il video Project for a Revolution di Johanna Billing è visibile, anche se con difficoltà, all’Accademia di Belle Arti di Roma, luogo ideale dove proiettare il disagio di un gruppo di giovani che interpretano se stessi. Il montaggio, serrato, fatto di brevi primi piani, trasforma il girato in una storia, dotandolo di un ritmo e di una tensione emotiva fatta di sguardi distratti e movimenti appena accennati. Il sonoro, silenzioso, accompagna le azioni che si ripetono in loop lasciando alla corporeità dei personaggi l’espressione dei loro sentimenti. Solitudine ed incomunicabilità dominano uno spazio in cui si percepisce una situazione irreale eppure paradossalmente comprensibile.
L’altro lavoro commissionato è La Camera di Rä di Martino, prodotto dalla galleria Monitor e dal Macro. Interviste ad amici e cinegiornali degli anni ‘50, in collaborazione con l’Istituto Luce, vengono elaborate dall’artista e recitate in playback da due attori muniti di stereo e cuffie.
L’artista gira in 16mm e, ancora una volta, si inventa un set surreale: una camera in piena campagna, un lampadario che oscilla tra le nuvole, due attori-juke-box che interpretano e ripercorrono alcuni momenti della storia della televisione e della memoria collettiva.
fabrizia palomba
mostre visitate il 4 maggio 2006
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