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fino al 17.VI.2007 | Julian Schnabel | Roma, Palazzo Venezia

di - 14 Maggio 2007

Diverse tipologie di paintings si succedono nelle sale di Palazzo Venezia dedicate all’opera di Julian Schnabel (New York, 1951). Plate, Japanese e Combine Paintings traducono, a detta dell’artista stesso, la forza creatrice in evidenza visiva, trasformando stati d’animo in multiformi aggregazioni di colore e di materia. A lasciare interdetti è il contrasto tra le grandi tele (veri e propri teloni) e l’interno dei saloni rinascimentali, ampi sì, ma già fortemente connotati, tanto che il confronto tra contenitore e contenuto va a scapito proprio di quest’ultimo. Più interessante risulta invece lo spazio dedicato alla galleria di ritratti, che ben si sposa con un’idea di “sala di rappresentanza”, nonostante i volti in mostra appaiano enigmatici e lontani da qualsiasi intento celebrativo. Tra questi colpiscono due autoritratti che vedono Schnabel all’opera, in linea con il modello seicentesco ereditato dagli spagnoli –Velázquez in primis- ma anche dalle interessanti soluzioni fiamminghe dello stesso secolo. In piedi davanti alla tela, l’artista ci guarda fisso negli occhi, quasi con aria di sfida; sembra che impugni un’arma, piuttosto che una spatola. L’irruenza del personaggio trova riscontro in molti dei lavori successivi, dove la pennellata si fa ansiosa, impetuosa, e l’alternarsi di tecniche diverse crea uno spaesamento continuo, ritmato dall’opacità dei colori caldi e dalla lucidità degli smalti. Le superfici vibrano, e al collage si sostituiscono stoviglie rotte (Plate Paintings), per un risultato “pittoscultoreo” che lascia solo intravedere il dato figurativo. La sperimentazione di modalità espressive sempre differenti confluisce con naturalezza nell’attività da cineasta: “Sono come un contadino che alterna carote e patate per rendere la terra più fertile”, sostiene Schnabel, aggiungendo però che il lavoro di regia subentra quando la pittura non è più abbastanza “cinetica”. Altro dato interessante sono i riferimenti a culture diverse, che attraversano sotto forma simbolica molte opere degli ultimi trent’anni. Se abbiamo già citato il debito nei confronti dell’arte spagnola, ancora più evidenti sono i riferimenti alla cultura pop americana, nonché l’uso di stampe digitali dai motivi giapponesi e i rapidi accenni alla cultura latino-americana (vernice e dimensioni dei teloni bastano a ricordare da vicino i murales messicani). Si fa strada un senso di spiritualità dal tono mistico, che parte dalla crocifissione per arrivare alla Conversione di San Paolo, inscenata da una stampa che porta ordine in un groviglio fatto di lettere e linee spezzate. Nella varietà di materiali e supporti emerge un’attenzione particolare a rendere reale ciò che è dettato dal proprio impulso creatore. E che non dimentica il rapporto con lo spettatore, chiamato in causa dagli sguardi e dall’emotività suggerita dalle composizioni cromatiche. Fino all’ultimo lavoro in mostra, Adieu, un arrivederci che vale quanto una dedica.

alessandra troncone
mostra visitata il 3 maggio 2007


dal 3 maggio al 17 giugno 2007 – Julian Schnabel – Paintings 1978-2006
a cura di Gian Enzo Sperone, Marco Voena
Palazzo Venezia – via del Plebiscito, 118 (Piazza Venezia) – Orario: da martedì a domenica 10.00-19.00. Lunedì chiuso. – tel.+39 06699941 – museopalazzovenezia@tiscalinet.it – Biglietti: 7€ intero, 5€ ridotto – catalogo Skira – Ufficio stampa: Studio Esseci, Sveva Fede


[exibart]

Visualizza commenti

  • Ho visto un reportage in tv sulla mostra.
    Patetico!!
    l'artista in pigiama così come ritratto nei suoi quadri, mi sembrava più un arrancare x giustificare lo spreco di un palazzo così bello per opere così brutte.
    voto ...giù

  • ma come si fa a paragonare velazquez a questi quadri impacciati e sciatti ?
    e chi ha organizzato stà roba non aveva di meglio da proporre?
    che se lo tengano gli americani. il più importante mercato del mondo.
    se è così bravo che interesse c'è a fargli fare l'ennesima mostra in italy?

  • È il solito dibattito sull'arte contemporanea, c'è chi la adora e c'è chi la detesta di tutto cuore. Non credo lo si volesse paragonare a Velázquez, semplicemente si sottolineava un innegabile debito verso un certo tipo di tecniche, una traccia che i secoli scorsi hanno palesemente lasciato sul XX e XXI secolo, un patrimonio che gli artisti di oggi hanno, consciamente o inconsciamente, fatto proprio. Comunque, detto questo, anche io, pur non avendo visto la mostra, ho l'impressione che Julian Schnabel sia più bravo come regista che come pittore... i suoi film sono stupendi e pare che l'ultimo, di prossima uscita, non sia da meno.

  • oddio..ora che sono meglio i film mi pare troppo ( Basquiat? ) Comunque miei cari,io la mostra l'ho vista , e qualche volta,si sa, qualcosa s'inceppa, (anzi, certi quadri gli riescono davvero male) , ma nel complesso, io ve la consiglio, e vi dirò, l'atmosfera di Palazzo Venezia gli dona assai ( lo salva, per i più spietati )

    P_

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