Ci si muove tra installazioni, fotografia, pittura e sono come rappresentazioni in cui il suono non è necessario, riproduzioni – alterazioni di uno spaccato quotidiano, che pare smontato dal suo contesto, messo in mostra e, paradossalmente, proprio quando si trova sotto i nostri occhi, sottratto alla comprensione, al criterio di riconoscibilità.
Disorientano le grandi fotografie, in cui Claudio Cavallaro ha fermato l’immagine delle centrali elettriche e delle raffinerie siciliane: notturni, dove le industrie sono disegnate da filamenti luminosi, dove quel che è sfocato diventa fiammeggiante; “cattedrali ” della modernità, che dureranno il tempo in cui rimarrà buio, costruite dalla sostanza inafferrabile della luce, che sembra, a tratti, pulsare secondo un ritmo irregolare.
Giuliana Lo Porto ha scelto degli oggetti d’uso comune, elementi “presenti”, ma condannati ad un anonimato senza scampo: in questo caso è “solo” un servizio di tazzine da tè, bianco candido, forse mai adoperato, esposto, quasi messo “sottovuoto ”. Paradossalmente, nel momento in cui è “inutile”, riesce ad attirare la nostra attenzione.
Filippo Leonardi presenta il progetto “vavaluci” (nel dialetto siciliano significa lumache): piani di vetro e il percorso lento, ma imprevedibile delle lumache, ironico commento sull’ineluttabilità di quel che deve accadere, elogio divertito della lentezza, quasi come nuova forza eversiva. Senza regole, senza obblighi, il movimento delle lumache, o la scelta di rimanere nello stesso posto, è un’espressione di libertà.(“festina lente ” verrebbe da dire, ma senza prendersi troppo sul serio).
La pittura di Sergio Amato scivola dal realismo estremo, quasi irritante, verso la composizione di immagini che di reale non hanno più nulla: sembrano allucinazioni, frammenti ricreati nella zona della mente che sfugge le connessioni logiche, potrebbero essere sequenze, estrapolate a caso, storie che non si concludono, non raccontate, ma mostrate, con la troppo facile corrispondenza tra orrore quotidiano e crudeltà dell’ironia.
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maria cristina bastante
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Vedo in queste pitture la sofferenza.
mi associo a quanto detto da fabio...
Davvero un bel pezzo. l'associazione futuro è una delle realtà più interessanti che ci sia a Roma.Continuate così.
noto in questo c.a.s.a. una vis polemica niente male.
...SBAGLIO HO C'E' DI MEGLIO?
"O" congiunzione, senza acca.
UNA PESSIMA SCELTA DI ARTISTI TUTTI SOTTO IL LIVELLO ACCADEMICO!!DA PALERMO SI PROSPETTAVA UN BUON GIOCO PIROTECNICO DI NOVITA LEGATE ALL'IMMAGINE E NON BUFFONATE!NON CONOSCO LA CURATRICE MA SECONDO ME IL BAGLIORE POETICO DELLE OPERE è FIN TROPPO DECIFRABILE , BANALE, E INFANTILEE POI NON MI SEMBRA CHE PROVENGANO TUTTI DA PALERMO !!!!SBAGLIO HO C'E DI MEGLIO!!!???????????? GIA SAI CHE TO DICO A Fà!
HABER SONO CONTENTO CHE HAI APPREZZATO DA DOVE SCRIVI?
Scusate cosa avreste da dire agli artisti di Palermo????? non sò se c'è di meglio ma questi lavori e banale descriverli con degli aggettivi spettacolari o magnifici perchè l'emozioni che danno non si possono esprimere con delle vane parole poi non sò chi sei tu c.a.s.a per dare simili giudizzi sarei curiosa di vedere i tuoi lavori.....